È morto don Riboldi,
il padre della lotta alla camorra

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Si è spento a Stresa, dove si trovava dalla scorsa estate, monsignor Antonio Riboldi, per 21 anni vescovo di Acerra. Protagonista negli anni Novanta di numerose battaglie, in particolare della lotta alla camorra, don Riboldi, come ha sempre chiesto di essere chiamato anche dopo essere stato ordinato vescovo, aveva 94 anni. Ha segnato un pezzo di storia del Meridione, prima parroco in Sicilia, a Santa Ninfa nel Belice, fu il primo prete a scendere in piazza alla testa dei terremotati che da anni vivevano nei prefabbricati. Giunto ad Acerra, si impegnò fin da subito nella lotta contro la criminalità negli anni in cui Raffaele Cutolo era il capo incontrastato della camorra. Si deve a lui se agli inizi degli anni Ottanta nacque in provincia di Napoli, e si propagò al resto del Meridione, il movimento degli studenti contro la camorra. Dopo l'assassinio di un giovane avvocato acerrano, il vescovo prese parte a un'assemblea del liceo scientifico di Acerra nel corso della quale lanciò un appello alla mobilitazione.

Trascorsero pochi giorni e centinaia di studenti, don Riboldi alla testa, diedero vita a un'assemblea nel liceo di Ottaviano, roccaforte di Cutolo da cui partì un segnale che via via "contagiò" le scuole campane e quelle del resto d'Italia tanto da organizzare dopo qualche settimana una marcia, sempre ad Ottaviano, insieme con sindacati e altri vescovi. Ma don Riboldi non è stato solo uno dei protagonisti della lotta alla camorra: ha girato le carceri di tutta Italia per incontrare ex terroristi, per poi essere in prima linea sul fronte della battaglia per l'ambiente nella Terra dei fuochi.
 

Dell'ordine dei Rosminiani, il vescovo emerito non ha mai più abbandonato Acerra e dopo le dimissioni in base al diritto canonico ha continuato a vivere in quella che considerava la sua città. Grande comunicatore, don Riboldi ha continuato a far sentire la propria voce con video su Youtube. Punto di riferimento per decenni, ha girato l'Italia in lungo e in largo per prendere parte a dibattiti e iniziative, punto di riferimento per numerosi parroci.  Nel 2013 è stato pubblicato da Mondadori "Ascolta si fa sera" dove approfondisce i temi che affrontava quotidianamente nel programma Radiorai 1 "Ascolta si fa sera".

La diocesi di Acerra, con monsignor Antonio Di Donna, ricorda ancora che don Riboldi disse "meglio ammazzato che scappato dalla camorra", rispondendo alla mamma e al suo timore quando viveva sotto scorta. E ancora "in quel momento - dichiarò il presule in occasione dei suoi 90 anni celebrati nel 2013 nel Duomo di Acerra - "mi sono sentito veramente essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono".

I funerali saranno celebrati nel Duomo di Acerra: «I nostri contatti erano costanti - ha ricordato il vescovo monsignore Antonio Di Donna  e fino a quando le forze hanno preferito ha celebrato spesso la Messa domenicale in Cattedrale sempre con vivo, la vita della diocesi e chiamandomi personalmente nei momenti importanti di questa Chiesa locale ». 

Un vescovo di strada don Riboldi, nato a Tregrasio nel profondo Nord, ma meridionale per "amore del suo popolo" così come il titolo di quella lettera dei vescovi campani che segnò una svolta storica nel rapporto tra la chiesa e il Mezzogiorno.

 
Domenica 10 Dicembre 2017, 09:43 - Ultimo aggiornamento: 11-12-2017 13:48
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3 di 3 commenti presenti
2017-12-10 17:16:01
Il grande vescovo di Acerra Monsignor Antonio Riboldi, come un moderno San Paolo, ha combattuto le sue battaglie, ha mantenuto la fede, ha rafforzato il messaggio cristiano di amare il prossimo come te stesso. Come Don Luigi Sturzo, il fondadore del partito popolare che poi divenne la Democrazia cristiana, ha dato la migliore ricetta per lo sviluppo e crescita socio economica del Mezzogiorno d'Italia: " IL MEZZOGIORNO SALVI IL MEZZOGIORNO". Percio', come Don Riboldi' combatteva, si deve continuare la sua battaglia che e' la battaglia di tutti: basta con il pizzo, basta con la malavita, basta falsi ciechi, basta con lavori inutili e fatti male, si deve difendere e valorizzare il patrimonio artistico culturale e naturale del Mezzogiorno , che potrebbe dare lavoro e pane a tutti: trasporti, ristoranti, hotels...
2017-12-10 12:09:13
Uno dei pochissimi uomini del nord che ho ammirato e, a modo mio, ho voluto bene. Grazie per quello che hai fatto Don Antonio. R.I.P.
2017-12-10 11:16:43
..DON RIBOLDI ha cercato per anni con impegno lodevole di combattere il malaffare e quindi la mafia e la camorra a modo suo da buon pastore con le poche armi pacifiche che possedeva ...come tanti secondo il mio modesto avviso non ha capito(o non ha voluto) che il problema vero all'epoca non erano i CLAN camorristici i CUTOLO i BARDELLINO gli ALFIERI i NUVOLETTA oppure i CASALESI ma...i politici dell'epoca ed il sistema corrotto che faceva capo a loro che permisero e condivisero per avidi tornaconti elettorali e personali gli interessi criminali dei gruppi malavitosi nella nostra terra e che ancora oggi purtroppo ne paghiamo i risultati nefasti vedi la terra dei fuochi e non solo .....R.I.P....

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