Il pontificato di Francesco ai raggi X, il sociologo Marzano: «Un incendiario diventato pompiere»

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Nonostante gli sforzi fatti finora Papa Francesco «non è riuscito a portare a compimento nessuna delle riforme annunciate». In occasione del quinto anniversario di pontificato un sociologo italiano fa un bilancio complessivo dopo aver passato in rassegna cinque anni di attività, dando alle stampe - senza usare filtri, né posizioni preconcette - un dettagliato studio in cui ha misurato l'effettiva portata dell’elemento innovatore nelle strutture e nei gangli della Chiesa. Il monitoraggio del professor Marco Marzano, docente all'università di Bergamo, è stato condensato in un libro intitolato «La Chiesa immobile e la rivoluzione mancata» (Edizioni Laterza, pagine 152, euro 18). A suo parere la Chiesa in questo quinquennio appare  come cristallizzata e, in prospettiva, anche quest’ultima occasione di cambiamento che era apparsa all'orizzonte con l'elezione del 2013, sembra essere sfumata. A scanso di equivoci Marzano, nella sua disamina, chiarisce di non fare parte dei critici, né degli oltranzisti, né di quelle frange ultra  ortodosse che puntualmente bersagliano il Papa di critiche.

«Io penso – scrive l'autore – che la Chiesa potrebbe varare le seguenti riforme: la riforma della curia romana, il mutamento delle norme etiche della vita sessuale e affettiva, l'abolizione del celibato obbligatorio per il clero, il cambiamento della condizione delle donne». Per ognuno di questi punti Marzano ha tracciato un bilancio che non sembra proprio positivo, sottolineando come non siano stati assecondati i piani di coloro che avevano sperato in cambiamenti strutturali nell’organizzazione del cattolicesimo. «Un Papa incendiario rivelatosi pompiere». A completezza del quadro viene fatto notare che Francesco avrebbe però introdotto alcune innovazioni che «vorrebbero sostituire le riforme di struttura», e che sono essenzialmente sintetizzabili «nell’attenzione ai temi economici e sociali e nella politica dell’amicizia».

Marzano inizia il suo esame partendo da quella che chiama la riforma delle riforme. La riforma della curia. Anche in questo caso, spiega, il percorso accidentato delle novità ha subìto un rallentamento. «La riforma della Curia, la madre di tutti i cambiamenti nella organizzazione del cattolicesimo, è entrata piano piano in un cono d'ombra, in un anfratto tombale: non se ne parla più, i lavori del C9 si prolungano all'infinito, nessuno si aspetta più nulla di importante. Le severe rampogne pre-natalizie di Francesco alla curia nel 2013, 2014 e 2017 ci appaiono ora prive di ogni significato politico, dal momento che non anticipavano alcuna rivoluzione, ma rappresentavano piuttosto una lavata di capo a qualche dipendente non ancora allineato con i desiderata del nuovo capo. Cose di cattiva amministrazione, insomma».

Poi il capitolo dell'Amoris Laetitia. Nel campo della dottrina morale forse è l'unico terreno sul quale il Papa ha messo a segno qualche «timido cambiamento strutturale». La prima innovazione ha riguardato il metodo consistito non solo nella convocazione a distanza di un anno di due grandi sinodi dei vescovi dedicati al tema della famiglia, ma anche e soprattutto nel fatto che, in entrambe le occasioni, i partecipanti non sembrano avere ricevuto degli ordini di scuderia troppo vincolanti dal vertice dell'organizzazione, cioè dallo stesso pontefice. «Sono stati relativamente liberi di confrontarsi a viso aperto sui temi più caldi della morale familiare. L'innovazione apportata dalla Amoris Laetitia ha previsto la possibilità per i confessori di riammettere, in determinate circostanze i fedeli divorziati e risposati alla eucarestia. Su questo terreno si è assistito ad un vigoroso scontro tra innovatori e conservatori».

La questione femminile è ancora al palo. La Chiesa è una delle istituzioni che con maggiore ostinazione hanno resistito alla avanzata delle donne e della parità di genere. «Attualmente alle donne vengono immancabilmente assegnati solo ruoli gregari, comprimari, sybordinati, di servizio e di assistenza. Alla questione femminile Francesco pare particolarmente poco interessato. Vi ha dedicato un paio di paragrafi nella Evangelii Gaudium anche per confermare la negazione al sacerdozio femminile. Ha anche istituito una commissione incaricata di studiare il ruolo delle diaconesse ma finora senza che abbia prodotto passi significativi in avanti».

Il sociologo ha pochi dubbi sul fatto che da un «centrista moderato» come Papa Bergoglio fosse difficile che potessero arrivare cambiamenti radicali. «Da parte mia non ho elementi sufficienti per sapere cosa sia passato nella testa di Papa Francesco in questi anni, forse è stato spaventato dalle reazioni che i suoi primi pronunciamenti e gesti hanno provocato, forse, come dice chi lo conosce bene, non è mai stato davvero un riformatore e si è limitato ad assecondare all'inizio i desideri dei suoi grandi elettori. O forse perché una volta a Roma ha iniziato a vedere le cose in modo diverso e a scoprire tutte le ragioni per le quali realizzare una riforma della Chiesa è assai sconsigliabile e controindicato per chi ha davvero a cuore il suo futuro».




 
Lunedì 12 Marzo 2018, 15:29 - Ultimo aggiornamento: 12-03-2018 20:00
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