Il Papa esalta i martiri della Catalogna morti durante la guerra civile

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano Per una buffa e singolare coincidenza, proprio mentre in Spagna si sta consumando una crisi gravissima culminata con il commissariamento della Catalogna e la gente scesa in piazza urlando «è come durante la dittatura», Papa Bergoglio all'Angelus ha esaltato l'esempio dei martiri di Barcellona uccisi durante la guerra civile spagnola. «Un eroico esempio». L'occasione per parlare della vita esemplare di questi martiri è stata la beatificazione avvenuta ieri a Barcellona e ricordata espressamente nel corso della preghiera mariana. «A Barcellona ieri sono stati beatificati Matteo Casals, Teofilo Casajús, Fernando Saperas e altri 106 compagni martiri, appartenenti alla Congregazione religiosa dei Claretiani e uccisi in odio alla fede durante la guerra civile spagnola. Il loro eroico esempio e la loro intercessione sostengano i cristiani che anche ai nostri giorni, in diverse parti del mondo, subiscono discriminazioni e persecuzioni».

Nei giorni scorsi, in ambienti diplomatici, era filtrato che Papa Bergoglio non appoggia il disegno indipendentista della Catalogna. La Santa Sede sta osservando quello che accade come «un affare di politica interna spagnola» aveva detto qualche tempo fa il ministro degli esteri vaticano, monsignor Gallagher a chi gli chiedeva se vi fosse in cantiere una possibile medizione della Santa Sede. 

Agli inizi di settembre una petizione di 420 ecclesiastici catalani avevano scritto al Papa di mediare con il governo spagnolo perché consentisse lo svolgimento del referendum del 1 ottobre e ponesse fine a quella che loro chiamano la «repressione». L'appello chiedeva a Francesco di inviare «il governo della Spagna, pubblicamente o per vie diplomatiche, a rivedere la sua opposizione viscerale al referendum, chiesto dall'80% della popolazione, ed a cessare le sue azioni repressive».

All'Angelus di oggi Papa Bergoglio ha fatto riferimento al passo evangelico che parla del tributo a Cesare. «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». Bergoglio ha spiegato che il  riferimento all’immagine di Cesare, incisa nella moneta, «dice che è giusto sentirsi a pieno titolo – con diritti e doveri – cittadini dello Stato; ma simbolicamente fa pensare all’altra immagine che è impressa in ogni uomo: l’immagine di Dio. Egli è il Signore di tutto, e noi, che siamo stati creati a sua immagine apparteniamo anzitutto a Lui. Gesù ricava, dalla domanda postagli dai farisei, un interrogativo più radicale e vitale per ognuno di noi: a chi appartengo? Alla famiglia, alla città, agli amici, alla scuola, al lavoro, alla politica, allo Stato? Sì, certo. Ma prima di tutto – ci ricorda Gesù – tu appartieni a Dio. È Lui che ti ha dato tutto quello che sei e che hai». 
Domenica 22 Ottobre 2017, 12:16 - Ultimo aggiornamento: 23-10-2017 08:55
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