I cardinali Vallini e Scola sponsor della beatificazione del commissario Calabresi

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano Due pesi massimi del collegio cardinalizio, i cardinali Angelo Scola e Gaetano Vallini, rispettivamente arcivescovi emeriti di Roma e Milano, si mobilitano per sostenere la beatificazione per martirio in «odium fidei», in odio della fede, del commissario Luigi Calabresi. «Ben volentieri mi adopererò per favorire l'apertura del processo di beatificazione di questo testimone della fede» ha scritto Vallini in una lettera a padre Ennio Innocenti, il padre spirituale di Calabresi e motore dell'iniziativa. Anche il cardinale Scola, ha assicurato che vi è «l'opportunità di aprire il procedimento canonico di verifica delle virtù cristiane esercitate in grado eroico» da Calabresi, un uomo che ha dimostrato «una limpida ed impressionante testimonianza di fede» a servizio «della giustizia». Naturalmente l'apertura del processo spetta a monsignor Delpini, nuovo arcivescovo di Milano, la diocesi alla quale per competenza territoriale spetta dare l'avvio al complesso iter. Tutto il materiale nel frattempo è stato raccolto e pronto per dimostrare che il vice capo dell'Ufficio politico della Questura di Milano - ucciso il 17 maggio 1972, vittima di un attentato i cui mandanti furono individuati (dopo molti anni) nelle persone di Ovidio Bompressi, Leonardo Marino, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, esponenti di Lotta continua - ha vissuto come “un fedele servitore del Vangelo”, secondo la definizione che diede Giovanni Paolo II a questo caso.

Il funzionario implicato nel «caso Pinelli» che aveva attivamente partecipato alle indagini sulla strage di piazza Fontana nel dicembre del 1969, è già considerato dalla Chiesa Servo di Dio, martire per la giustizia. Qualità cristiane che furono riconosciute a suo tempo da Paolo VI e Giovanni Paolo II. Nel 2007 il cardinale Camillo Ruini concesse il nulla osta per l'avvio della fase preliminare della causa di beatificazione. L'autorizzazione riguardava la raccolta di documenti e testimonianze promossa da don Ennio Innocenti. Il materiale raccolto venne sottoposto inizialmente al cardinale di Milano, Tettamanzi, la città dove Calabresi prestava servizio e dove subì una pesante campagna stampa con l'accusa di avere responsabilità nella morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli, ritrovato morto sull'asfalto del cortile della questura a seguito di un interrogatorio proprio nell'ufficio del commissario. 

Subito dopo l’assassinio di Calabresi, don Ennio Innocenti, iniziò a battersi per il riconoscimento del martirio del commissario, avvenuto al culmine di  una feroce campagna di odio, in un clima di sospetto e di accanimento. Nel 2015 il religioso ha pubblicato anche un libro, «Il Santo, il Martire», in cui mostra diversi documenti e testimonianze.

«L'ultima volta che ho visto Calabresi - racconta don Ennio Innocenti - è stato un mese prima che morisse. Mi venne a trovare a Roma. Era senza scorta e disarmato. Lo sgridai, gli dissi che non era prudente. Mi rispose: mi affido a Dio, sia fatta la sua volontà. Un mese dopo lo uccisero». Don Innocenti di Calabresi fu padre spirituale e amico.

 
Giovedì 14 Dicembre 2017, 13:11 - Ultimo aggiornamento: 14-12-2017 13:51
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