Catacombe di San Gennaro, de Magistris: «Papa Francesco ascolterà il nostro appello»

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«Sono convinto che il Santo Padre, conoscendone la sensibilità, comprenderà quanto è importante per il quartiere e per la città un simile laboratorio». Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, in relazione alla vicenda delle Catacombe di San Gennaro dopo i dubbi sul futuro del sito archeologico se davvero dovesse andare in porto la richiesta di versare il 50 per cento degli incassi al Vaticano, come prevedeva la convenzione in vigore.

De Magistris, primo firmatario dell'appello indirizzato a Papa Francesco, ha spiegato che «le Catacombe di San Gennaro vanno difese come laboratorio dal basso che mette insieme comunità del territorio, ragazzi, comunità laica e religiosa, istituzioni locali e mondo dell'impresa».

I numeri dicono che le Catacombe del Santo Patrono di Napoli sono visitate ogni anno da 150mila persone «segno - ha sottolineato il sindaco - che il modello funziona anche dal punto di vista economico e di contrasto all'illegalità e alla corruzione». Da de Magistris è stata espressa «vicinanza totale a questa battaglia di civiltà e giustizia. Quando si fanno cose buone - ha concluso - c'è sempre qualcuno che cerca di rallentarti. Non ci soffocate con debiti». 



Si mobilita anche il quartiere e lo fa come può e sa fare. Nel Borgo Vergini, nel rione Sanità a Napoli, sono spuntati cartelli con messaggi indirizzati alla Commissione Pontificia. La stessa venuta a battere cassa per gli incassi provenienti dai biglietti per visitare le Catacombe di San Gennaro, gestite dalla cooperativa La Paranza. Un ammontare che, secondo alcune stime, si aggira attorno ai 700mila euro (relativi a 10 anni di attività). Secondo una convenzione, infatti, al Vaticano sarebbe dovuto andare il 50% degli incassi dei biglietti. Cosa che non è avvenuta. «Le Catacombe erano un ce... nelle vostre mani - si legge sul cartello che un pescivendolo ha attaccato all'esterno del suo negozio - appena avete avuto il fiuto dei soldi siete usciti fuori come lupi affamati. Vergognatevi». Ai ragazzi che lavorano nelle catacombe il cartello rivolge un invito: «Lottate contro questo abuso».

Il titolare della pescheria, Umberto Sorrentino, spiega che con la rinascita delle catacombe di San Gennaro, «sono arrivati i turisti anche qui, nella Sanità». «Proprio ora che cominciamo a vedere anche noi commercianti una ricaduta positiva - ha sottolineato - vorrebbero intervenire dal Vaticano. Così si rischia che loro chiudono e di conseguenza qui torna tutto come prima». Su un altro cartello c'è, invece, un «messaggio» per la Commissione Pontificia: «Giù le mani dalle Catacombe di San Gennaro. Danno lavoro a 50 bravi ragazzi».

Tra le voci a sostegno dei ragazzi de La Paranza, anche Antonio Cesarano, il papà di Genny, vittima innocente di camorra, ucciso a 17 anni da un proiettile sparato durante una stesa. «È paradossale che nel momento in cui il quartiere si riprende, si riscatta arrivi una richiesta come questa - ha commentato - Questo quartiere ha trovato la forza di reagire anche dopo la morte di mio figlio Genny e non può essere oggetto di ostruzione». Sono già 20mila, in meno di 24 ore, le adesioni alla lettera di varie associazioni, espressione della società civile, intellettuali, scrittori, cittadini, per chiedere l'intervento di Papa Francesco in merito alla questione delle Catacombe di San Gennaro.
Venerdì 9 Novembre 2018, 13:51 - Ultimo aggiornamento: 10 Novembre, 07:57
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