Violenza sulle donne, la spirale non si ferma ed è dramma orfani

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di Maria Pirro

Ha una macchia nera sul cuore. Da quando mamma Stefania è stata ammazzata, papà Carmine, incarcerato per il delitto, è ritratto così dal figlio di 5 anni: nei suoi occhi la tragedia non finisce, ed è quella che nessuno è riuscito a impedire, nonostante la legge contro il femminicidio approvata tre anni prima, a ottobre 2013, che ha portato a un aumento di arresti.




​Il «fenomeno» resta «oscuro e incomprensibile» e «ricorrenti» le «gravissime violazioni dei diritti umani», avverte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «In Italia viene uccisa una donna ogni due giorni e mezzo. Lo dice l'Istat. Ed è un dato spaventoso. Uno sfregio alla società, gli uomini non restino a guardare», ribadisce la presidente della Camera, Laura Boldrini. «È una vergogna», interviene da Tunisi il premier Paolo Gentiloni. Ma, denunciare «non basta», avverte il capo dello Stato: «Bisogna impegnarsi a rimuovere le cause e le condizioni».

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne istituita dall'Onu, con oltre mille eventi in Italia, diventa così l'occasione per fare un bilancio su quel che resta da fare per raccogliere l'appello lanciato da Mattarella, che ha incontrato al Quirinale una delegazione di vittime e familiari riunite ieri a Montecitorio dalla Boldrini. Al primo punto ci sono le misure sostegno per gli orfani di femminicidio. Come M. e suo fratello di 2 anni. «Entrambi affidati definitivamente ai nonni materni, i genitori di Stefania Formicola», spiega l'avvocato di parte civile, Libera Cesino. «Il tribunale dei minori di Napoli ha anche disposto il divieto di visita per il padre e i suoi parenti: a differenza del caso Parolisi, si è evitato qualsiasi contatto subito dopo il delitto. Ma questi bambini ora sono figli dello Stato, che deve essere chiamato a provvedere alle loro necessità, innanzitutto sostenendone l'educazione». 
 
Un obiettivo, aggiunge l'avvocato, «possibile con la prima legge regionale, appena approvata, di cui sono stata promotrice in Campania». Più lento l'iter in Parlamento. Tutele forti per il sostegno scolastico, medico e psicologico sono indicate nella proposta di legge inviata dalla Camera alla commissione giustizia al Senato. «È decisivo che le norme siano licenziate entro fine della legislatura», interviene Anna Baldry, psicologa e docente dell'Università Vanvitelli, che ha istituito il primo osservatorio nazionale sugli orfani, oltre 1600 censiti dal Duemila. «Bimbi e adolescenti che si ritrovano senza diritti e senza aiuti», sottolinea la professoressa, citando un paradosso: «Il coniuge, pur se è l'assassino, diventa erede del patrimonio». Non solo: «Per cambiare cognome, i figli devono chiedere sempre al genitore l'autorizzazione».

Qualcosa si muove nella data carica di simboli. Un fondo di 2,5 milioni all'anno per il triennio 2018-2020 è previsto in un emendamento alla manovra firmato dalla presidente della commissione d'inchiesta sul femminicidio, Francesca Puglisi, e «accolto con adesione immediata e molto solidale di tutti i gruppi». «Quando si usa violenza sulle donne si distruggono intere famiglie», ribadisce su Twitter Anna Finocchiaro, ministra per i rapporti con il Parlamento. Tra i fondi per gli orfani, quelli per l'assistenza legale. «Ma resta il nodo delle risorse destinate ai centri antiviolenza», interviene Antonella Bozzaotra, presidente dell'Ordine degli psicologi in Campania, che spiega: «I finanziamenti vengono stanziati anno dopo anno. Serve maggiore stabilità nei progetti».

Sono 84 gli omicidi di donne nei primi nove mesi del 2017, in calo rispetto ai 109 nello stesso periodo del 2016. La Polizia di Stato segnala 31 casi di femminicidio. L'ultima aggressione, per gelosia, davanti alla figlia di 4 anni a Frignano, in provincia di Caserta. In dieci anni, nonostante una diminuzione degli omicidi volontari, quelli delle donne sono rimasti invariati: 150 vittime nel 2007, 149 nel 2016. Il 73 per cento tra le mura domestiche e la metà delle volte l'assassino è il partner o l'ex. «Abbiamo numeri da guerra», lancia l'allarme anche il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, riepilogando le contromisure scattate nei pronto soccorso, con il Codice Bianco o Rosa che accompagna le vittime: si sta cercando di indirizzarle verso i Centri antiviolenza. «Stando al monitoraggio Istat, una vittima del partner su tre dice che, quando si è rivolta al pronto soccorso per avere aiuto, il personale sanitario ha minimizzato o addirittura non ha raccolto la testimonianza», avverte Elvira Reale, responsabile del centro Dafne aperto nel più grande ospedale del Sud, che ha intercettato 144 referenti medici solo nel 2017.

Trovato il coraggio, le donne si scontrano poi con altri ostacoli. «Manca un sistema più efficiente che garantisca tempi certi tra la denuncia di una donna e le indagini della magistratura», afferma il presidente Udc Antonio De Poli. «Spesso le donne sono state massacrate anche dopo le denunzie mentre erano in attesa che qualcuno le aiutasse», incalza l'avvocato Giulia Bongiorno, commentando su Twitter il calo di denunce. L'ex deputata, impegnata da dieci anni nella difesa delle donne vittime di stalking con l'associazione Doppia Difesa, solleva un'altra questione: «Ad agosto hanno svuotato lo stalking con una legge vergognosa», scrive sui social, riferendosi alla estinzione del reato per sanzione riparatoria nel ddl di riforma del processo penale.

Pesa, infine, un ritardo culturale. Oggi i diritti delle donne «sono apparentemente garantiti e paritari, anche se nella pratica non è spesso così», dice Concetta Raccuia, la mamma di Sara Di Pietrantonio, uccisa dal suo ex la notte del 29 maggio 2016. 

Alle vittime «dico sempre: è importante superare la rabbia. Il dolore è reale, è una cosa vera. Al dolore bisogna rispondere con fatti concreti», afferma l'avvocato Lucia Annibali, sfregiata con l'acido da due sicari mandati dall'ex fidanzato. Sul palco della Leopolda, la sottosegretaria Maria Elena Boschi aggiunge: «La strategia comincia dalla prevenzione, la migliore è l'educazione per superare una mentalità in cui talvolta attecchisce un'escalation di violenza». Mentre la deputata pd Titti Di Salvo illustra una proposta di legge per evitare «molestie alla Weinstein».
Domenica 26 Novembre 2017, 10:39 - Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 09:13
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