Sofia, morta a 4 anni di malaria: «Il contagio avviene tramite trasfusioni»

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di Valerio Iuliano

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La zanzara anofele, portatrice della malaria, si è allontanata dal territorio nazionale da oltre settanta anni, ma il rischio che l'insetto ritorni dalle nostre parti è molto elevato. Il pericolo di contagio si annida nei voli transoceanici e nel trasporto di merci e derrate alimentari. Un effetto della globalizzazione di fronte al quale esistono pochi rimedi plausibili. La scomparsa della piccola Sofia induce la comunità scientifica a interrogarsi sui meccanismi che hanno determinato l'insorgenza della malaria. «Si tratta di un fatto del tutto eccezionale perché - spiega Giorgio Galiero, direttore sanitario dell'Istituto Zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno - eventi di questo tipo non si verificavano da molti anni. Perciò dare spiegazioni dal punto di vista scientifico è abbastanza complicato. Tuttavia è il caso di sgomberare subito il campo dagli equivoci. Non esiste in questo momento il pericolo di un'epidemia di malaria. Il vettore è la zanzara anofele che manca da noi da quasi un secolo. L'abbiamo sradicata circa 70 anni fa, a seguito di una lotta serrata, con l'eliminazione delle zone paludose. La ricomparsa della zanzara sul nostro territorio mi sembra l'eventualità meno probabile». 

E allora come spiegare i casi di malaria verificatisi negli ultimi giorni a Trento? Per l'Istituto zooprofilattico di Portici le possibilità da prendere in considerazione sono altre. Gli insetti venefici potrebbero essersi intrufolati attraverso un insospettabile pertugio: «Le ipotesi legate ad un caso di questo tipo - riprende Galiero - sono legate all'importazione del vettore, appunto la zanzara anofele, attraverso i voli transoceanici. Lo dimostra il fatto che per l'ultimo caso di malaria le vittime erano state degli operatori aeroportuali che, appena sbarcati in Italia, sono stati colpiti. La zanzara può trovare un microclima umido, che ne favorisce la sopravvivenza, nei bagagli dei passeggeri oppure nelle merci. O ancora nelle derrate alimentari». 

Il plasmodium, il parassita che determina la malaria, è un killer che agisce subdolamente e che, in molti casi, non lascia scampo. La febbre alta, i dolori muscolari e il vomito sono i sintomi più evidenti. I soggetti infetti arrivano più frequentemente dall'Africa tropicale e dal Maghreb. Molto più sporadici i casi di agenti patogeni sbarcati dal continente asiatico. «Quella del soggetto portatore - riprende Galiero - del parassita della malaria non è un'ipotesi peregrina. Tuttavia resta molto difficile capire come sia avvenuto il contagio, che per la malaria avviene mediante il sangue e quindi con una trasfusione». 

Un enigma su cui sta indagando la Procura di Trento.

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Giovedì 7 Settembre 2017, 10:09
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