Cuore, l'allarme dei medici: «Troppi pazienti non seguono la terapia correttamente»

Cuore, l'allarme dei medici:
di Antonio Caperna

Solamente 76 pazienti su cento seguono correttamente la terapia prescritta per le malattie cardiovascolari. Inoltre un anno dall'evento acuto (ad esempio un ictus) la persistenza in terapia è variabile dal 50 all'80%, quindi dal 20 al 50% dei pazienti smette di curarsi. 

La non aderenza al trattamento aumenta le recidive di eventi fatali e gravi da 3 a 7 volte. Le malattie in cui è maggiore la non-aderenza in ambito cardiovascolare sono l'ipertensione arteriosa, la fibrillazione atriale, lo scompenso cardiaco, il diabete mellito, le dislipidemie. Se ne è parlato a fine agosto al meeting di Rimini e successivamente al Congresso europeo di cardiologia (Esc) a Barcellona. 

In particolare in Spagna, dove si sono riuniti per alcuni giorni i maggiori esperti mondiali del settore, è stata presentata una sotto-analisi del del trial clinico ENGAGE AF-TIMI 48 (Effective aNticoaGulation with factor XA next GEneration in Atrial Fibrillation) di Daiichi Sankyo, che ha dimostrato come il farmaco edoxaban sia altrettanto efficace e più sicuro del warfarin per tutti i pazienti affetti da fibrillazione atriale non valvolare, anche quelli a più alto rischio di ictus o eventi embolici sistemici (secondo la scala CHADS2DS2-VASc). 

I risultati generali dello studio ENGAGE AF-TIMI 48 avevano già dimostrato come la monosomministrazione giornaliera fosse altrettanto efficace del warfarin per la prevenzione di ictus o di eventi embolici sistemici, e che al contempo riducesse significativamente il rischio di sanguinamenti. Questa nuova sotto analisi ha confermato che il vantaggio di edoxaban rispetto al warfarin si mantiene indipendentemente dai valori del CHA2DS2VASc. 

Oltre ad approfondire il profilo rischio-beneficio di edoxaban nella prevenzione dell'ictus, questa sotto analisi dimostra che il farmaco, all'aumentare del rischio tromboembolico, garantisce una riduzione assoluta dei sanguinamenti (inclusi i sanguinamenti maggiori, emorragie intracraniche e ospedalizzazioni per patologie cardiovascolari) ancora maggiore rispetto ai pazienti trattati con warfarin. «Ridurre il rischio di ictus è di vitale importanza per una gestione efficace della fibrillazione atriale non valvolare. Questi dati in pazienti a diversi livelli di rischio possono aiutare molto gli specialisti nella pratica clinica, consentendo loro di prendere la decisione migliore», spiega Joris De Groot, ricercatore dell'Università di Amsterdam e principale autore dello studio.

(leggocaperna@gmail.com)
Mercoledì 13 Settembre 2017, 08:31 - Ultimo aggiornamento: 13-09-2017 12:48
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