«Cancro, al Nord terapie di serie B
per i meridionali»: scienza divisa

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di Ettore Mautone

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Cura del cancro, terapie innovative e protocolli sperimentali: terapie di serie B per i pazienti del Sud che vanno a curarsi al Nord, secondo lo scienziato Antonio Iavarone, beneventano, titolare, del laboratorio di ricerca clinica della Columbia University e autore, insieme alla moglie, di uno studio sulla fusione di alcuni geni che accendono i mitocondri, motori delle cellule tumorali. Il ricercatore sannita, un cervello in fuga diventato famoso all'estero, in un'intervista pubblicata ieri dal Mattino ha gettato il sasso nello stagno quando ha sostenuto che i meridionali che si recano al Nord per ricevere cure migliori in realtà sono sottoposti a protocolli vecchi e terapie obsolete. Dichiarazioni choc che scatenano diverse reazioni tra gli studiosi campani. C'è chi difende a spada tratta la qualità della ricerca clinica di centri come il Pascale assurti a livelli di eccellenza internazionale e chi al contempo conferma la tesi di Iavarone sottolineando come anche all'Ieo di Milano spesso si applicano protocolli non più attuali.

Un fenomeno, quello dell'esodo dei campani in viaggio verso altre regioni per aggrapparsi alla speranza di maggiori possibilità di guarigione di fronte a una diagnosi di cancro, da anni costante e che conta circa 25 mila pazienti. Afferiscono ai centri clinici e alle strutture specialistiche di tutti il centro nord preferendo soprattutto la Lombardia, l'Emilia Romagna e la Toscana. E pesano sulle casse della Regione circa un terzo dei 350 milioni di euro annui che la Campania lascia sul piatto del riparto della torta delle risorse del fondo sanitario nazionale. Eppure secondo Iavarone sarebbe tutto inutile, visto che i cittadini del Mezzogiorno che vanno al Nord ricevono cure inadeguate in un'Italia che già di suo sarebbe indietro nell'applicazione di protocolli di cura innovativi e sperimentali.

«Sono io stesso a suggerire ai meridionali di andare al Nord dice Iavarone però quando entri in un ospedale del nord Italia sono trattati con il protocollo per meridionali, e non per una forma di razzismo. Una terapia di Serie B. Chi si cura fuori sede dopo qualche tempo è costretto a rientrare. E quindi determinate terapie che richiedono la presenza del paziente non vengono neppure iniziate. Per esempio l'estrazione di cellule immunitarie che vanno poi rinfuse nel paziente. La terapia basata sulle analisi genetiche è complessa e però è la sola in grado di portare risultati perché permette cure mirate e personalizzate».

Una versione, quella di Iavarone, seccamente smentita da Giuseppe Curigliano, direttore della divisione per lo sviluppo di Nuovi farmaci e Terapie innovative dell'Ieo di Milano e condirettore del programma Nuovi farmaci dell'Università di Milano: «Conosco bene Iavarone avverte il docente di origini calabresi l'ho avuto con me all'Università Cattolica e anche io stesso sono stato alla Columbia University. Ma quello che dice il collega non corrisponde al vero. Qui a Milano adottiamo le più avanzate sperimentazioni del mondo e nel mio istituto, all'Ieo, curiamo tantissimi pazienti meridionali con la stessa intensità e attenzione riservata ai residenti. Anzi, dico di più, anche gli operatori sono del Sud e l'80% dei miei collaboratori proviene dalla Calabria, da Salerno, da Napoli. Chiunque venga da queste città riceve esattamente gli stessi trattamenti sperimentali. Da qualche anno Aifa e ministero della Salute dettano criteri di qualità per le sperimentazioni in questo settore e qui a Milano siamo avvantaggiati nelle sperimentazioni mai testate prima sull'uomo. Ciò grazie agli investimenti fatti negli anni passati. Tuttavia effettivamente negli ultimi cinque anni il Pascale di Napoli è assurto a un rilievo internazionale».
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Venerdì 5 Gennaio 2018, 08:14 - Ultimo aggiornamento: 05-01-2018 11:51
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5 di 8 commenti presenti
2018-01-07 18:52:59
Se le cose stanno come dice il prof.Curigliano nella sua risposta, basta una denuncia per diffamazione per chiudere la querelle col prof.Iavarone. Non si può infangare così tutto un paese accusandolo di razzismo sanitario. A volte la lontananza non consente giudizi obbiettivi.
2018-01-05 21:07:00
La mia personale esperienza confuta la tesi del dottor Iavarone. Non mi soffermo su alcun particolare, ma posso affermare che la professionalità la competenza e la abnegazione dei medici e degli infermieri del San Raffaele non li ho riscontrati nella mia Regione. Aggiungo che per la mia tranquillità mi hanno anche dato numeri di cellulari di servizio dei medici referenti, di cui non ho mai abusato. Qualche divergenza l'ho incontrata negli ospedali campani dove c'è sempre da conoscere qualcuno per ottenere i tuoi diritti.
2018-01-05 20:48:50
Se ha le prove le fornisca
2018-01-05 14:25:33
oltretutto, se fosse vero quello che afferma il dott. Iavarone, che cioè, essendo costretti a rientrare, sono costretti a terapie di serie B, questa sarebbe la prova che al sud si fanno terapie di serie B. Non credo sia così
2018-01-05 12:26:39
su quali notizie e quali conoscenze si fonda il giudizio del dott. Iavarone? Mi sembra molto incauto ed azzardato affermare una cosa del genere che, sinceramente, da medico, non credo sia assolutamente vera. Se, giustamente, vuole limitare la migrazione medica non credo che il modo migliore sia denigrare i centri italiani di eccellenza, ma piuttosto valorizzare le risorse che abbiamo in Campania. Penso che il problema principale in Campania sia l'organizzazione delle cure e quelli che noi in Campania riportiamo sui giornali come successi della nostra sanità, purtroppo in altre realtà sanitarie sono semplice routine

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