Salone del libro, indagato anche Fassino

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Avviso di garanzia all'ex sindaco Piero Fassino e all'assessore alla Cultura della Regione Piemonte, Antonella Parigi. Dopo due anni e mezzo l'inchiesta della procura sul Salone del Libro di Torino, con i suoi mille rivoli e i suoi tanti indagati, punta direttamente al cuore del mondo politico subalpino, in un filone che mescola fatti nuovi a circostanze già passate al setaccio dei giudici.

Il pg Gianfranco Colace, che sta vagliando anche la posizione dei revisori dei conti e di un professionista che ha firmato una relazione sulla stima del marchio «Salone del libro», procede - a seconda dei casi - per turbativa d'asta, concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, falso ideologico e ipotesi di irregolarità nei bilanci. «Avendo sempre operato nell'interesse della Città di Torino sono assolutamente sereno» è la dichiarazione di Fassino, mentre l'assessore Parigi «esprime la propria fiducia nell'operato della magistratura, a cui offrirà la massima collaborazione».

«Mai come in questo caso l'avviso di garanzia vale a tutela delle persone indagate», interviene il presidente della Regione, Sergio Chiamparino, che ribadisce «piena fiducia nell'operato dell'assessora Parigi» sottolineando che «sulla vicenda del Salone del Libro siamo sempre stati tutti guidati da un solo obiettivo, quello di rafforzare la manifestazione e quindi di fare l'interesse della città».

Dal fronte delle opposizioni, Gilberto Pichetto (Forza Italia) chiede a Parigi di «fare un passo indietro anche per affrontare meglio quanto le è stato contestato», mentre il Movimento 5 Stelle punta il dito contro
«la gestione troppo spavalda» che il Pd ha fatto della cultura.

Sono numerose le vicende su cui lavora la Procura. L'affidamento dell'edizione 2015 della buchmesse, la preparazione del bando per la concessione relativa al triennio 2016-18, le discussioni sul bilancio 2016 della Fondazione del Libro (e in particolare la querelle sull'effettivo valore del marchio), la nomina (contestata alla Parigi) del direttore della Dmo Piemonte Marketing Scarl, l'agenzia per il turismo regionale, Maria Elena Rossi. In totale gli indagati superano la ventina. Tra loro figura l'ex presidente Rolando Picchioni.

Nel luglio del 2016 le presunte irregolarità nella gara per il triennio 2016-18 portarono a quattro arresti. Si scoprì che
un esponente della Fondazione del Libro, componente della commissione aggiudicatrice, rivelò informazioni riservate a un dirigente di Lingotto Fiere, cosa che permise alla società Gl Events di calibrare la propria partecipazione alla procedura. Le carte dell'indagine rivelarono che un dirigente di Gl Events confidava in un intervento di Fassino e del governatore Sergio Chiamparino («bisogna accerchiarli»). Ufficialmente per evitare che vincesse un'azienda concorrente e che la Fiera traslocasse a Bologna. In realtà, secondo il pm, per «non perdere benefici economici e commerciali». Ma non si trovò mai traccia di pressioni illecite da parte di Fassino o Chiamparino.


 
Martedì 9 Gennaio 2018, 11:17 - Ultimo aggiornamento: 09-01-2018 22:18
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