Renzi respinge l'assedio: «Io premier? Ho l'obbligo di riprovarci»

ARTICOLI CORRELATI
di Daniele Regno

Roma. «Chi dice che il voto in Sicilia è un fatto locale è un idiota». Massimo D'Alema scandisce bene, per due volte, la frase. Parla di Matteo Renzi, che ha derubricato il voto siciliano a un passaggio del tutto locale. E avverte che, al contrario, si tratta di un «grande fatto nazionale». Una sconfitta del Pd - è la convinzione dei dalemian-bersaniani, così come della minoranza Dem - potrebbe essere il varco per lanciare l'assalto al fortino renziano. E così mettere in gioco la leadership del segretario o quantomeno indurre Renzi ad aprire a uno schema di coalizione in vista delle politiche.

Ma «l'assedio», anticipato dall'invito di Michele Emiliano a Paolo Gentiloni a guidare il centrosinistra, era preventivato al Nazareno. E, sebbene ufficialmente tacciano per non alimentare un dibattito «in politichese», la risposta dei dirigenti vicini al segretario è netta: Renzi ad aprile ha ricevuto l'investitura di oltre un milione di voti alle primarie («ho l'obbligo di riprovarci, dice lo stesso segretario a Castiglione del Lago) e le manovre di palazzo non riusciranno a metterlo in crisi. Non solo perché l'asse tra Renzi e Gentiloni è «saldo» («facciamo lavoro di squadra e sta lavorando bene», dice il segretario), ma anche perché il leader Dem sta enfatizzando «la squadra». Sul gruppo, da Minniti a Boschi, passando per Delrio, farà leva per respingere le manovre di oppositori interni ed esterni. Solo dopo il voto, poi - è la convinzione dei renziani - si aprirà la partita decisiva. Perché se nessun partito, come probabile, otterrà la maggioranza si aprirà la via di un governo di larghe intese. E a quel punto non è scontato, come lui stesso ammette, che Renzi torni a Palazzo Chigi. E potrebbe anche aprirsi la strada per un bis di Gentiloni, verso il quale Berlusconi ha speso parole di stima. Il segretario, nel frattempo, anuncia che annuncia che alle elezioni si candiderà ad Arezzo (dove ieri ha presentato il suo libro) «dato il mio legame con questa terra, i miei parenti stavano qui» e ritorna sulla discussione interna al partito. «Basta divisioni interne - dice - il Pd è l'unico argine al populismo di destra. Il centrodestra è gasato per i sondaggi ed è la metà di noi. Loro però danno idea di compattezza e noi no».
Ma da qui al voto mancano ancora diversi mesi. Molto - ammettono gli stessi renziani - può ancora succedere. E un'area vasta del Pd, che va da Andrea Orlando a Dario Franceschini, non abbandona la speranza che Renzi si convinca ad aprire a uno schema di coalizione che possa portare il centrosinistra a Palazzo Chigi. Il ministro della Cultura, che sarà ospite della festa di Mdp a Napoli, da Ravenna sottolinea che i bersaniani non sono «avversari»: «Stiamo nello stesso campo». E se in Parlamento Orlando ha lanciato l'offensiva per il premio alla coalizione, fuori dal palazzo si prova a tessere la tela con Pisapia che porti a riunificare l'area vasta del centrosinistra. Perciò vengono accolte con qualche disappunto, nella minoranza Dem, le parole di D'Alema. Perché taglia i ponti attaccando con durezza Renzi, denunciando che «l'accordo siciliano con Alfano è un accordo nazionale» e assicurando che, a dispetto del no a Fava di «qualche dirigente da Roma», la sinistra in Sicilia è «unita» e ha il sostegno del locale Campo progressista.

Domani Mdp e Cp si vedranno a Roma per provare a scrivere la road map del nuovo soggetto unitario. Nello stesso giorno suonerà il fischio d'inizio della partita parlamentare di fine legislatura, con la capigruppo del Senato che deciderà il calendario d'Aula. Sul tavolo ci sono temi sensibili come ius soli e biotestamento. E sullo sfondo la legge sui vitalizi, che è ancora in commissione e sconta la contrarietà di un'area Pd, ma che resta in cima all'agenda del Nazareno intenzionato a non lasciare il campo al M5s. L'orientamento dei Dem è dare priorità assoluta al Def e alla legge di bilancio, su cui pende l'incognita di una maggioranza fibrillante (Mdp da mesi avverte che potrebbe non votare la manovra). Tra nota di aggiornamento al Def e manovra potrebbe trovare spazio il voto sui vitalizi. Mentre lo ius soli sembra per ora destinato a slittare.
 
Lunedì 11 Settembre 2017, 09:30 - Ultimo aggiornamento: 11-09-2017 12:33

COMMENTA LA NOTIZIA
5 di 7 commenti presenti
2017-09-11 18:28:13
ci risiamo adesso risentiremo il progetto del Ponte tra la Sicilia e l Italia hahahah altro che obbligo questa e' pura presunzione! roba da Matti cioe' volevo dire roba da Matteo, Insane is to do the same thing without result , e' da pazzi fare le stesse cose ripetutamente senza nessun risultato! io chiederei a tutti I politici una visita psychiatric prima che si candidano ...e la chiederei come obbbligo!
2017-09-11 17:51:05
matti mi ricorda sempre più la rubentus in champion !!! nonostante le continue sconfitte ci riprova sempre!!!! ma non è stato lui a dire dopo il SUO referendum che non pensava che gl'itagliani lo odiassero così tanto??? matti fattene una ragione deh!!!!!
2017-09-11 17:13:44
Una presunzione enorme la sua , pari solo a Berlusconi e D´Alema.
2017-09-11 15:34:38
lo dico senza ironia: DEVE riprovarci. poiché DEVE dimostrare fino in fondo e senza che vi siano più scusanti o attenuanti o accamuffamenti vari ciò che è: ossia, come minimo e per tacer del resto, che NON è di sinistra. e manco "di destra". un politicante che vuole il potere per il potere e basta. senza strategie, senza programmi se non, al massimo e al netto delle fanfaronate via tuitter e feisbuch, piccoli trucchetti buttati lì (80 euro, 500 euro, 400 euro, ecc.); ma soprattutto senza etica. che non è nemmeno la mitica "doppia morale" della prima repubblica. è proprio assenza voluta e cosciente di qualunque scrupolo, pregiudiziale, coerenza: mi alleo con chiunque, qualunque cosa abbia detto o fatto, tutto fa brodo, basta che vado al potere. e dico "vado al potere" non a caso: nel suo atteggiamento adolescenziale di eterno fanciullone la politica è un gioco tipo monopoli: "palazzo chigi" = "potere". nella sua (in)c ultura politica (e mi limito ad un solo esempio) la famosa frase di nenni "dal governo al potere" gli è del tutto incomprensibile, nella sua profonda e vera valenza metaforica. lui sta "con chi comanda" per "avere il potere": per lui, o merkel o schroeder o schultz o sarkozy o macron o draghi o scheuble non fa differenza alcuna (anche perchè non ha gli strumenti intellettuali per capirla, la differenza: e s'è visto con le profonde argomentazioni usate per difendere le ragioni del sì al referendum). per cui, ma sì, certo che ci deve riprovare: si crede napoleone? si crede de gaulle? o anche un craxi?: embè: la storia, senza eccezione alcuna, dimostra che a libido di potere totale corrisponde sempre confitta totale. il guaio che la sconfitta (certa, dato il personaggio, la sua corte ma soprattutto la sua non-strategia) significherà in concreto per gli italiani un mezzo disastro sociale ed economico. per un motivo molto semplice: il giovanotto, credendo di esser furbo, fa finta di non capire che in Europa è tollerato solo perchè al momento in italia non c'è niente di meglio per (cercare di) fermare i "populisti". mettiamo pure che vinca: l'UE, merkel, draghi ecc. ecc. gli (ci) piomberanno addosso presentandogli il conto: gli interessi sul QE da pagare, la flessibilità (leggi: le pelose elemosine dateci da cinque anni in qua) che "non può essere eterna". e che pensavi che te la davamo aggratis? altro che ius soli o vitalizi: sullo sfondo di renzi c'è draghi.
2017-09-11 13:00:30
Nessun ti obbliga, gli italiani non ti vogliono...puoi anche trovarti un lavoro serio nella vit!. A proposito: sapete perchè per Renzie le elezioni in Sicilia non rappresentano un valido test per elezioni politiche del 2018? Semplice: perchè già sa che il PD non vincerà in Sicilia e quindi gli conviene mettere le mani adesso! Non puo "personalizzare" il voto in Sicilia, dopo la debacle subita al referendum del 4 dicembre scorso. Il solito opportunista.

QUICKMAP