Reddito di cittadinanza, occorrono 29 miliardi. Gli esperti: irrealizzabile

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di Nando Santonastaso

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Lo chiamano ancora reddito di cittadinanza ma probabilmente sono gli stessi 5 Stelle a sapere che così non è e non potrà mai essere. Perché, come oramai appare chiaro anche ai meno informati, la misura presentata nel programma elettorale dal Movimento assomiglia soprattutto a un sussidio di disoccupazione. «Solo in Alaska, lo stato americano ricchissimo di petrolio, si può parlare di reddito di cittadinanza tout court: ogni cittadino americano, per il solo fatto di essere residente da almeno un anno in quello Stato, riceve un migliaio di dollari all’anno, cifra tonda, senza alcuna distinzione di reddito, occupazione ed età», dice Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt, una delle più credibili in Italia negli studi su lavoro e welfare. Da noi, come in tutto il mondo, un esempio del genere è improponibile (e non solo per ragioni di costi altissimi). 

«Non è un caso - sottolinea l’economista Emiliano Brancaccio – che la proposta dei 5 Stelle sia cambiata rispetto alla formulazione iniziale, pur conservando la stessa dicitura. Sembrava in un primo momento che i beneficiari del reddito di cittadinanza dovessero essere sganciati dall’accettazione o meno di una proposta di lavoro. E invece ora sappiamo che così non è perché chi rifiutasse tre offerte di occupazione non lo percepirebbe più. Dunque, siamo di fronte ad una misura che somiglia sempre di più ad altre forme di assistenza che già esistono».

Un rischio calcolato in vista di un successo elettorale andato persino oltre le più rosee previsioni? A giudicare da quanto è stato segnalato da alcuni Caf pugliesi, dove in questi giorni si sarebbero presentate diverse persone interessate ad “incassare” subito i presunti benefici del reddito di cittadinanza, la risposta sembra affermativa. Ma questo, osserva lo storico Emanuele Felice, «non può far credere che l’affermazione dei 5 Stelle al Sud sia il frutto soprattutto del voto di gente troglodita e ignorante. I giovani che hanno sostenuto il Movimento sono mediamente più acculturati e istruiti di quelli che al Nord hanno votato per la Lega. Anch’io come tanti altri sono convinto che al Mezzogiorno serva ben altro che il Reddito di cittadinanza: il voto è stata una risposta di disperazione, di chi viene pagato ad esempio al di sotto del reddito di cittadinanza o non lavora affatto, ma soprattutto il rifiuto duna politica fatta ancora di ras e cacicchi. Altro che il tentativo di rilanciare l’assistenza fine a se stessa».
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Sabato 10 Marzo 2018, 08:37 - Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 17:00
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