Quattro assi, uno ha già perso:
candidati in Sicilia visti dalla «Iena»

di Dino Giarrusso

Asso di Fiori
Nello Musumeci

Per tutti è «il fascista per bene», con buona pace di chi non crede che possano esistere fascisti per bene, di chi non crede che lui sia per bene, e di lui stesso, che già da tempo non vuol essere considerato fascista. Galantuomo sì, però. Galantuomo. Parola che piace tantissimo a destra, ai vecchi nostalgici ed ai giovani rampanti. Musumeci lo si ricorda già per uno spot elettorale in cui proponeva il ripristino della pena di morte: «Sì, perché la morte di un criminale può salvare la vita a dieci galantuomini». Galantuomini, appunto! Ex presidente della provincia di Catania, compaesano di Pippo Baudo, come lui ha un'alta considerazione di sé che l'ha portato orgogliosamente lontano dal potere vero per anni. Alle politiche del 2006 si smarca da Berlusconi con la lista personale «Alleanza siciliana», i cui 36mila voti avrebbero clamorosamente ribaltato il risultato nazionale a favore del Cavaliere. Nel 2012 rompe con Micciché e i due, dividendosi, regalano l'isola a Crocetta. Ma Nello non demorde, diventa presidente della commissione regionale antimafia, riceve stima da destra, da sinistra e dalle stelle, indica alcuni politici da tenere sott'occhio perché vicini ai clan, suscita applausi. Alcuni di quei politici che il Musumeci di ieri aveva segnalato solerte, sono nelle liste del Musumeci di oggi, distratto: «I nomi dei candidati delle mie liste li ho appresi dai giornali» dice in TV come un Renzi qualsiasi. Gli impresentabili portano voti. Nello per molti è l'unico argine contro ciò che davvero terrorizza l'intero arco parlamentare (ed extra) dell'isola: la vittoria di un grillino. Per questo tanti convinti antifascisti, antiberlusconiani, antidemocristiani, antileghisti, voteranno l'uomo col pizzetto spinto da Berlusconi, da Salvini, da qualche cuffariano e da tanti non galantuomini. Nello sorride, è un asso nero, di fiori, ma sa che se le altre carte cui si accompagna girano bene, stavolta può farcela.

Asso di cuori
Giancarlo Cancelleri
È geometra? È ragioniere? Questo il tipo di domande che si fanno i suoi tantissimi avversari, nella speranza di delegittimarlo. Perché se davvero Cancelleri vincesse, il gattopardismo dovrebbe farsi almeno un giro ai box, ma i gattopardi invece vogliono correre sempre, mangiare sempre, comandare sempre, fottere sempre. E per loro lui è aglio per vampiri. Cancelleri anche lui pizzo, più chili, meno anni e più sorrisi. È nuovo veramente, ma non abbastanza da non venir già criticato per la sorella deputato e i cinque anni da consigliere regionale. Nuovo come un'auto comperata a marzo ti sembra ancora nuova a Natale, ecco. Un ragazzone tutto passione, onestà, mare cristallino, luce limpida: questo almeno tenta di raccontare nella sua campagna su strada, con exploit di pubblico quale quello di Catania, dove non si vedeva tanta gente in piazza dai tempi d'oro di Enzo Bianco pigliatutto e i concerti gratuiti di Lucio Dalla. Meno penetrabile dei suoi concorrenti, meno noto di tanti suoi compagni di partito, è stato il protagonista del clamoroso risultato alle regionali 2012. Molta gente che lo voterà dice voto Grillo, qualcuno certo crederà di votare per Di Battista o Di Maio, venuti generosamente in Sicilia ad appoggiarlo. Lui snocciola liste di impresentabili nelle liste altrui, scivola su un assessore nominato che si rivela un hater, è rosso in viso come quelli che a Giugno passano una giornata a Cefalù dimenticando la crema solare. Giancarlo Cancelleri è l'asso di cuori, e conta sul cuore dei siciliani stanchi, quelli cui non basta il sole sei mesi l'anno e le granite 365 giorni su 365 per essere felici: spera in un testa a testa perché sia il seme a contare, come quando a poker si hanno punti pari.

Asso di quadri
Claudio Fava

Se si facesse una classifica delle elezioni a cui ci si è candidati, difficilmente il bel Claudio avrebbe rivali. Non in Sicilia, in Italia. O forse nell'intero sistema solare. Dal 1991 ad oggi contiamo 12 candidature in 26 anni: in tutti i possibili consessi ove è prevista un'elezione, Fava c'era. Ha provato ad essere sindaco, presidente della Provincia, deputato regionale, deputato nazionale, parlamentare europeo, senatore, presidente della Regione (sostituito all'ultimo per un pasticcio sulla residenza). Ha seduto su decine di poltrone, cambiato innumerevoli gruppi parlamentari (sette giri di valzer solo dal 2013 ad oggi) e numerosi partiti: dalla Rete ai DS, da SEL al PSI, da Led a MDP. Eppure viene percepito come nuovo, naturalmente. E un po' nuovo lo è, perché non tiene in lista vecchi arnesi della politica locale, perché non ha fatto quei compromessi brutti che han messo in ginocchio l'isola, perché è sempre stato all'opposizione. Sceneggiatore, giornalista, politico appunto longevo ma con quella freschezza derivata anche dall'eleganza impeccabile, Claudio Fava sembra sempre pensare con malinconia al perché nessuno capisca che lui è il migliore su piazza. Forse per questo ci riprova ogni volta. E ogni volta spiega le sue ragioni con la ferrea convinzione di uno che vede il vicino di casa evadere il fisco e vivere felice, mentre lui paga regolarmente tutto, e si aspetta contrito che gli venga dato un premio. Enigmatico, altero, colto, è stato uno dei migliori parlamentari europei che l'Italia abbia mai avuto: ma che ne sanno di queste cose i cittadini di Regalbuto? Niente. L'asso di quadri, quindi, candidatosi per punire l'insipienza destrorsa del PD siciliano, rischia in un colpo solo di bastonare Renzi e di far vincere Musumeci: ne sarà soddisfatto?

Asso di Picche
Fabrizio Micari

Nel gioco degli assi, il rettore dell'Università di Palermo Fabrizio Micari somiglia invero al due di picche, perché tutto gli gira contro, ed è la carta che vale meno di tutte. L'uomo è mite, accondiscendente, sorride spesso. Come quei compagni di classe che invitavi a giocare a pallone perché erano tanto dei bravi ragazzi, ma poi vedendo quanto avessero i piedi storti li mettevi in difesa sperando non facessero troppi danni. E regolarmente, invece, li facevano. Volto incolpevole del disastro sanguinoso chiamato PD siciliano, Micari era la carta segreta che Leoluca Orlando sperava di giocarsi come un jolly, ma fin dal momento in cui si è scartato il mazzo, si è capito fosse altro. Abbandonato da Renzi e da buona parte della nomenclatura regionale, ha vissuto umiliazioni quali quella di Alessandro Porto, che ha tappezzato Catania con manifesti in favore di Micari, e poi ha cambiato in corsa, passando con Musumeci. Emblematico percorso fatto da tantissimi personaggi del PD e dei suoi satelliti impazziti, percorso che molti cacicchi stanno suggerendo di compiere -nel segreto del'urna- ai loro fedeli elettori. Meglio lucrare sull'eventuale vittoria di Musumeci che puntare sul brav'uomo fuori posto, che si è sposato durante la campagna elettorale e -poverino!- è stato attaccato anche per questo. Fabrizio Micari è l'asso di picche: se arriva secondo avrà perso, se arriva terzo avrà straperso, se arriva quarto sarà ricordato come il Re Mida alla rovescia: il Re Micari.
Sabato 4 Novembre 2017, 09:20 - Ultimo aggiornamento: 04-11-2017 11:40

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1 di 1 commenti presenti
2017-11-04 21:52:06
E' inutile chiederle per chi voterebbe dopo quello che ha vomitato. Cio' che invece le chiedo e': ritiene eticamente corretto il suo scritto ?

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