Mattarella pronto a giocare la carta di un esecutivo del Presidente

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di Alberto Gentili

Come previsto, Sergio Mattarella ha scandito l'ultimatum. L'ha fatto denunciando l'avvitamento dei partiti, usando la parola «stallo», definizione raramente utilizzata al Quirinale. E vestendo i panni del difensore civico che a nome dei cittadini chiede a chi ha vinto le elezioni, ma non ha la maggioranza in Parlamento, di mettere da parte i veti e le contrapposizioni e di raggiungere delle intese per dare al Paese un esecutivo con pieni poteri. Altrimenti, è la minaccia neppure tanto velata, potrebbe saltare fuori un governo del Presidente o di tregua o di decantazione. Le definizioni non mancano.

La pazienza del capo dello Stato non è infinita. Tant'è che non procederà a un terzo giro di consultazioni. Mattarella aspetterà fino a martedì, mercoledì al massimo. Dopo di che, se Matteo Salvini e Luigi Di Maio non avranno sciolto i nodi che finora hanno impedito l'accordo (Berlusconi e premiership), scenderà personalmente in campo. Ma per ora il capo dello Stato sfida, e insieme concede una prova d'appello a quella metà del campo che con il 37% (il centrodestra) e il 32% (i 5Stelle) ha ottenuto più voti il 4 marzo.

Mattarella fino a mercoledì non resterà con le mani in mano. Per capire quale decisione prendere, lunedì da Forlì (dove andrà a presenziare la cerimonia per il 30° anniversario della morte di Ruffilli) e poi martedì, avrà contatti telefonici con tutti i leader. Infine tirerà le somme.

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Sabato 14 Aprile 2018, 10:03 - Ultimo aggiornamento: 14-04-2018 15:54
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