M5S: «Prima di invocare le urne, sedetevi e firmiamo un contratto»

I veti incrociati dei partiti
di Stefania Piras

Al voto! Al voto! Ecco il nuovo claim di Matteo Salvini che al voto ci va il 22 e 29 aprile in Molise e Friuli Venezia Giulia. Ma ora fa comodo invocare le urne anche a livello nazionale per oliare il sistema dei veti incrociati che blocca la formazione di una maggioranza.

Da Luigi Di Maio le parole di Matteo Salvini sono lette come un'improvvisa infiammazione, come «un segnale di agitazione», ennesima prova di «quelle evoluzioni convulse e terremotanti che stanno avvenendo dentro i partiti». Ma il capo politico del M5S si gode la scena col pallottoliere al seguito: «Con il 17 o con il 37, Salvini non arriva comunque al 51».

Quando Salvini dice di potersi fare carico da solo della situazione è perchè sa che una maggioranza c'è ed è possibile: la maggioranza gialloverde che se si tornasse alle urne apparirebbe molto più chiara e di come è oggi, frenata dall'azzurra Forza Italia. E il segretario leghista non fa che ricordarlo: «senza accordo con il M5S si vota», dice da Terni e «stavolta si vince da soli». No, quelle parole non sono il segnale che Salvini ha deciso di sganciarsi da Berlusconi, ma un ultimatum velenoso sì, secondo i vertici del M5S.

Ben lieto che il loro risultato, il 32%, stia condizionando il dibattito politico, Luigi Di Maio parlerà stasera a Porta a Porta, la trasmissione di Bruno Vespa, per ribadire il suo metodo: «Per noi la proposta del contratto rimane centrale».
Un contratto che deve essere ancora scritto. E quindi ecco spiegato quel «Serve tempo», la frase che dai vertici fanno trapelare con insistenza e che significa due cose: la necessità di non avere l'incarico ora per un'alleanza ancora da perfezionare.  
Mercoledì 11 Aprile 2018, 12:38 - Ultimo aggiornamento: 11-04-2018 14:01
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