Risiko nomine, la carta della continuità per Palazzo Chigi e Tesoro

di Mario Ajello

«Non entreremo con il lanciafiamme». Nei ministeri. E in questi palazzi parrebbe che non entreranno neppure, i nuovi potenti giallo-verdi, come il gruppo di pseudo-rivoluzionari raccolto dal Professore (non Conte ma un barbuto madrileno) nella serie cult spagnola «La casa di carta». La parola d'ordine del «governo del cambiamento» pare insomma quella della continuità o della terzietà - affidare incarichi apicali a gente come Giuseppe Busia, prossimo segretario generale a Palazzo Chigi e ex rutelliano ben conosciuto dal super-dimaiano Spadafora che viene a sua volta da quell'ambito - e basta dare un'occhiata a ciò che si muove, o non si muove, al ministero dell'Economia per avere il quadro della situazione. Che al momento è comunque molto provvisoria perché solo domani sera Conte, Di Maio e Salvini faranno un giro d'opinioni sulle varie nomine nei ministeri, sia quelle politiche sia quelle tecniche. E martedì, a risultati elettorali amministrativi acquisiti e alla luce dei nuovi equilibri che ne scatureranno (Salvini potrebbe chiedere più dei 15 sottosegretari e 3 viceministri pattuiti a urne chiuse), il premier e i due leader si vedranno per cominciare a decidere. Conte dopodomani vede anche i ministri economici. La continuità, nel caso del Mef, significa questo. Muovere meno pedine possibili intorno al ministro Tria.
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Domenica 10 Giugno 2018, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 10-06-2018 10:57
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1 di 1 commenti presenti
2018-06-10 08:33:50
"Non entreremo col lanciafiamme" che cambiamento vogliono fare se non lo usano?

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