Italia, vergogna opere incompiute. Per la Campania costi raddoppiati

di Francesco Lo Dico

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Era il febbraio 1989 quando la prima pietra della diga di Pietrarossa, Sicilia, fu posata nelle campagne di Caltagirone. Ma trent'anni dopo, e nonostante una spesa di 75 milioni, la faraonica opera finanziata dalla Cassa del Mezzogiorno per alleviare l'emergenza idrica dell'Isola continua ad assetare come un tempo gli oltre 17mila ettari di terra della piana di Catania cui era destinata. Serviranno altri 60 milioni per completare l'opera, con la nuova apertura dei cantieri fissata per il 2020. Ma tra Enna e Catania nessuno è pronto a scommetterci. Perché Pietrarossa oggi non è solo il monumento allo spreco pubblico, ma il marchio di fabbrica di un grande classico italiano: le grandi opere incompiute. Non c'è infatti solo la Tav. Secondo gli ultimi dati del ministero dei Trasporti, i cantieri delle grandi opere oggi bloccati sono ben 647. Tra il 2016 e il 2017, qualche piccolo progresso è stato registrato. Ma le 105 opere pubbliche uscite dal limbo nell'arco di un anno (erano 752 nel 2016), hanno alleggerito le spese previste per completarle (oggi parliamo di 4 miliardi), di appena 500 milioni. A differenza delle altre Regioni d'Italia, dove i lavori a tempo indeterminato sono in diminuzione, Campania e Sicilia sono andate però controcorrente. Nell'Isola, che pure è il più grande cimitero dei lavori pubblici italiani (159 su 647, in pratica un quarto del totale), la collezione di cattedrali nel deserto 2016-2017 si è arricchita di altre tre unità. Ma molto peggio ha fatto la Campania, dove i cantieri congelati sono passati nello stesso periodo da 26 a 41, e le spese previste per concluderli sono addirittura quasi raddoppiate: dai 111 milioni a quasi 208.

COME UN VIRUS
Da Nord a Sud, non c'è regione immune all'italico morbo dell'incompiutezza. Parliamo di raccordi stradali, dighe, ponti, scuole, caserme, asili nido, linee ferroviarie. E persino di una città intera. Quella dello sport di Roma, che avrebbe dovuto ospitare i mondiali di nuoto del 2009, ma non fu mai completata. Costata finora 608 milioni, oggi è ridotta a una malinconica vela a forma di pinna di squalo, che scuote il silenzio delle campagne di Tor Vergata. E per finirla servirebbero altri 400 milioni. A scorrere la lista delle incompiute, è soprattutto il Mezzogiorno assetato di infrastrutture a fare da padrone. A partire dalla Sicilia, che come detto detiene il poco invidiabile record di 162 opere fantasma. A seguire l'altra grande Isola, la Sardegna, dove oggi stormiscono nel vento 86 cattedrali nel deserto. A completare il podio c'è la Puglia, dove i riflettori mediatici puntati sulla Tap lasciano nell'ombra ben 54 opere ferme (ma sono oggi ben 33 in meno rispetto al 2016) tra cui scuole, strade e palazzetti dello sport. Opera simbolo dello spreco locale è in questo caso il nuovo Palazzo di Città di Nardò. In stand by da decenni, per completarlo servirebbero 8 milioni di euro. Così che a un certo punto, si è anche pensato di demolirlo. Male il centro Italia: il Lazio, la Basilicata e l'Abruzzo, mettono insieme rispettivamente 45, 33 e 31 cantieri ancora a cielo aperto. Alcuni di fondamentale importanza, come il Distretto Sanitario e poliambulatorio di Pescara sud, che è costato 1,3 miliardi e ha ancora bisogno di oltre 700 milioni di euro per essere completato. Non va bene neanche per il Molise, che nonostante le ridotte dimensioni ha ancora sul groppone 15 opere incompiute. Tante quante ce ne sono in Calabria. A Nord, a dispetto della sbandierata efficienza, la Lombardia guida la classifica dello spreco con 27 opere ancora al palo, mentre l'altra regione che punta all'autonomia rafforzata, il Veneto, deve fare ancora i conti con 14 opere nel limbo.

IL CASO NAPOLI
Si è detto finora che sono quattro i miliardi necessari per chiudere l'eterno derby che contrappone l'Italia alle grandi opere. Ma a spulciare bene i dati del Mit, si scopre che sono 37 i cantieri di competenza del ministero dei Trasporti ancora bloccati. Non molti, in proporzione ai 647 totali. Ma di grande peso in termini di risorse da investire. Spesi finora quasi due miliardi, ne sono necessari quasi altrettanti per completarli. Nella sciarada ministeriale, che comprende diversi edifici destinati alle forze di pubblica sicurezza, brilla su tutte proprio un'infrastruttura destinata alla Campania: il centro polifunzionale Pattison che dovrebbe essere assegnato all'Arma dei Carabinieri di Napoli. Nonostante l'appalto sia stato assegnato nel 2006, e siano già stati investiti 17,5 milioni, della struttura non c'è ancora traccia.

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Venerdì 10 Agosto 2018, 08:51 - Ultimo aggiornamento: 10-08-2018 15:36
© RIPRODUZIONE RISERVATA



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4 di 4 commenti presenti
2018-08-10 12:59:02
...assistenzialismo, è questa la trama politica verso il meridione appecoronato... Le "opere incompiute" sono servite a redistribuire soldi, una miseria di soldi rispetto agli stanziamenti, come lo fu per la cassa per il mezzogiorno, un bancomat dove tutta la politica attingeva... non solo quella del mezzogiorno, molti soldi venivano reindirizzati al Nord per fare questo o quello. Oltretutto siamo stati accusati ingiustamente di sperperi...molte delle opere sono incompiute proprio per mancanze di danaro deviato per altre vie. Ma la colpa non è solo del Sistema, è sopratutto nostra che non abbiamo saputo reagire ai raggiri di Stato perpetuati continuamente per il nostro immobilismo... qui tutti aspettiamo che tutto scende dal cielo, come appunto il reddito di cittadinanza e altre forme assistenzialiste. Non siamo neanche capaci di mettere insieme tre o quattro intellettuali con le palle per farci valere nei confronti di una politica strabica che vede solo da una parte. L'ultima corbelleria in ordine di apparizione è stato l'expo a Milano, con l'80% di fondi appartenenti alla fiscalità generale... un expo che poteva essere fatto a Napoli o in un altro punto del Sud per incrementare il lavoro e le opere pubbliche per la mobilità generale... porti, aeroporti strade autostrade ed altro... invece si è preferito Milano... così come tutti i centri di comando e poli finanziari stanno sempre a Milano...Perché tutto questo? Perché dichiaratamente siamo costretti a ruolo di Colonia, con il nostro benestare e la nostra inezia... non piangiamoci sempre addosso, abbiamo le nostre responsabilità. Ma se vogliamo (se) possiamo unirci per una contropolitica, che i mezzi, a partire dal turismo non ci mancano... MA DOVE STANNO GLI INTELLETTUALI PER NON MORIRE SERVI? DOVE !!!
2018-08-10 11:54:45
il gioco è semplice: si progetta un'opera di solito inutile; si stanziano i fondi sapendo che come minimo occorrerà il doppio; si fa in modo che i tempi non vengano mai rispettati per poter giustificare l'aumento dei costi; con l'andare del tempo molte opere si dimostreranno essere palesemente inutili perciò verranno abbandonate e i fondi dirottati altrove; di solito le opere concluse, anche a distanza di anni, restano abbandonate perchè gli Enti che dovrebbero provvedere alla gestione non hanno le risorse per farlo. Questa è l'Italia che ha impiegato 50 anni per completare la Salerno-Reggio Calabria (sembra che la Piramide di Cheope sia stata ultimata in 40 anni) e che continuerà a sprecare risorse in opere di cui beneficerà la solita lobby politici/imprenditori/criminalità organizzata. P.S. La Bonifica dell'Agro Pontino, comprese le opere di edificazione di nuovi entri abitati e relative infrastrutture stradali, venne ultimata con circa un anno e mezzo di anticipo sui tempi previsti. Tra i progettisti della grande opera e responsabile della stessa, il senatore Natale Prampolini al completamento dei lavori restituì alla casse dello Stato il danaro che era avanzato, circa 2 milioni di lire che all'attuale varrebbero più o meno tre miliardi di euro. Oggi sarebbe possibile?
2018-08-10 09:52:37
Non tutte le mangiatoie sono uguali.
2018-08-10 09:28:24
Viaggio nella "terra dei cachi" ,dove da 165 anni l'incompiuto,specie ad sud,è di "moda" !

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