Paolo Siani: «In campo per cambiare la realtà, ho chiesto a Renzi liste pulite»

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di Daniela De Crescenzo

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«Cosa avrebbe detto Giancarlo? Me lo sono chiesto tante volte in questi mesi, è la prima cosa che mi sono domandato quando si è profilata l'ipotesi di entrare in Parlamento. Non ho trovato una risposta. Ma lui era un ragazzo impegnato nel sociale e voleva provare a cambiarla questa città. Chissà, forse avrebbe detto sì. O forse mi piace pensare che avrebbe detto sì. Di fatto però lui non c'è più, ci è stato sottratto dalla violenza criminale, e cosa avrebbe fatto non le potremmo sapere mai. Però ho maturato una consapevolezza: questa è la prima volta che faccio qualcosa per quello che io ho fatto e non per quello che ha fatto lui. Mi candido per portare avanti progetti precisi nati dalle esperienze di questi anni»: non è stata scontata per Paolo Siani la decisione di accettare la candidatura di capolista del Pd a Napoli. Aveva solo trenta anni il 23 settembre del 1985 quando i killer dei Nuvoletta ammazzarono il cronista del Mattino e la sua vita, come quella dei genitori, fu stravolta. Il dolore, la rabbia, la necessità di trovare una ragione e di ottenere Giustizia diventarono l'assillo delle loro giornate. Da allora Paolo Siani, pediatra e, da qualche anno, primario prima al Cardarelli e poi al Santobono, ha trovato tanti compagni di strada: familiari di vittime innocenti della criminalità organizzata e comune, giovani e meno giovani impegnati in difesa della legalità, medici convinti, come lui, che per salvare una vita, per conquistarle alla salute e alla legalità, bisogna muoversi presto, prestissimo, fin dai primi giorni di vita dei bambini nati nei contesti a rischio. Un movimento cresciuto pian piano e diventato sempre più attivo e numeroso: perciò la sua candidatura è stata discussa, esaminata, sezionata da lui, dai suoi familiari e anche da molti di quelli che lo hanno accompagnato in questi anni, fin da quando con un motorino malandato correva alle assemblee degli studenti per raccontare di Giancarlo.

Lei ha percorso una lunga strada. La scelta di entrare in politica non mette a rischio la credibilità sua e della Fondazione Polis che lei presiede. Non teme che il nome di Giancarlo possa essere sporcato?
«Certo, ho paura che qualcuno pensi che faccio questo passo sfruttando il ricordo di Giancarlo. Anche di questo ho parlato con gli amici con i quali ho condiviso la strada in questi anni. Poi Nora Rizzi, la preside che per prima scelse di chiamare Siani la sua scuola, mi ha affrontato e mi ha detto: Ricordatelo, ogni volta che parli in pubblico devi cominciare dicendo: Io sono il fratello di Giancarlo. E allora ho capito che potevo farcela, potevo andare avanti nel suo nome anche se non al posto suo. Io sono Paolo e ho combattuto per dare Giustizia a mio fratello, insieme a tante altre persone che rappresenterò, se mi voteranno, anche in Parlamento. Se avessi detto no mi sarebbe sembrato un atto di codardia. Tra qualche mese chiunque di fronte alle critiche avrebbero potuto dire: tu non hai provato fino in fondo provato a cambiare le cose. Non sarà così».

Come è nata la candidatura?
«Mai mi sarei immaginato che la politica mi volesse con tanta insistenza. Quando il Pd cercava un candidato sindaco per Napoli il partito locale segnalò a Renzi il mio nome. Ma io dissi di no. Poi quando si è dimesso da premier dopo il referendum, lui ha cominciato a girare l'Italia e a Napoli ha incontrato varie persone. Fu allora che venne a casa mia. Quando arrivò lo salutai: Buon giorno, presidente. Lui rispose: Io sono Matteo e non sono più presidente. C'era tutta la mia famiglia, parlammo di tante cose e io gli raccontai quello che facciamo come Fondazione Polis e come lavoro da pediatra. Lui rimase molto colpito dalla mia idea che contro la criminalità non basta la repressione, ma bisogna cominciare a lavorare quando i bambini nascono e bisogna seguirli nel tempo».

Poi le cose sono andate avanti?
«Sì. Sono stato invitato alla Leopolda, ma non ci sono andato. Poi mi hanno chiesto un intervento per la conferenza programmatica del Pd a Pietrarsa sulle cose di cui mi occupo direttamente e lo ho fatto. Quando sono state decise le elezioni, Renzi mi ha richiamato proponendomi la candidatura. Io ho detto no, lui mi ha chiesto di pensarci spiegandomi: Io vorrei un Parlamento di persone che, come te, rappresentino la società civile e possano cambiare il modo di intendere la politica. Allora ho consultato la mia famiglia e non ci sono state troppe resistenze come era successo quando si era parlato dell'ipotesi di fare il sindaco. Allora ho cominciato a pensarci».

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Venerdì 12 Gennaio 2018, 08:17 - Ultimo aggiornamento: 13-01-2018 09:54
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