Il «Rosatellum» in aula il 5 giugno
No di Berlusconi: così ci asfaltano

di Marco Conti

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Roma. «Il biscotto, ci hanno fatto il biscotto!». Dentro Forza Italia più che la rabbia prevale sconcerto e disorientamento. L'intesa che la Lega ha stretto con il Pd sulla legge elettorale ha spiazzato tutti tranne Paolo Romani e Giovanni Toti che nei giorni scorsi hanno provato a convincere Silvio Berlusconi della bontà del Rosatellum. Al Cavaliere, che ha sempre masticato poco o niente di sistemi elettorali, in un primo tempo era pure quasi piaciuto visto che, rispetto al Mattarellum, riduce la quota maggioritaria dal 75 al 50 per cento, ma soprattutto perché renderebbe più certo il voto nel 2018 visto che occorre rimettere mano ai collegi. Ma è bastata la reazione di molti degli azzurri eletti nel centro-sud, guidati da Niccolò Ghedini, a far cambiare idea al Cavaliere che, con un ufficio di presidenza, ha chiuso ogni spazio di trattativa tornando sul sistema proporzionale: «Questo Rosatellum non va bene perché ci asfalta».

L'allarme è poi aumentato quando si è vista la determinazione con la quale Pd, Lega, Ala, Svp e i fittiani di Direzione Italia, stanno spingendo in commissione Affari costituzionali la riforma elettorale di cui Emanuele Fiano sarà relatore. Il Pd vuole che il testo venga consegnato all'aula di Montecitorio il 29 maggio, come da accordo perché «se la legge elettorale arrivasse in aula a giugno - spiega il capogruppo del Pd Ettore Rosato - non si potrebbe ricorrere al contingentamento dei tempi e si finirebbe per discuterla a luglio col rischio di vederla al Senato a ottobre quando c'è la legge di stabilità». Una lotta contro il tempo e uno scontro interno alla Commissione che ieri ha dovuto risolvere la presidente della Camera Laura Boldrini facendo proprio il lodo Pisicchio: portare in aula il testo il 5 giugno ma avere il voto finale entro il mese.

I tempi stretti sul calendario dei lavori chiesti dal Pd mostrano la determinazione di Renzi che è deciso a non mollare e pretende dai suoi che si impegnino per chiudere in Parlamento entro l'estate il voto sulla legge elettorale. L'incognita dei tempi si somma a quella dei voti che il Rosatellum ancora non ha al Senato. Fermamente contrari restano i grillini e Mdp. Con un post molto duro ieri Pier Luigi Bersani ha definito la legge «un pasticcio» invitando Prodi e Pisapia a ripensare il via libera dato alla riforma. Il problema degli scissionisti di Mdp è comune a tutti i partiti - Ap compreso - che, temendo di non superare lo sbarramento al 5 per cento, sarebbero costretti a trattare con il Pd, Lega o Forza Italia.

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Venerdì 19 Maggio 2017, 08:44 - Ultimo aggiornamento: 19-05-2017 12:56


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