Elezioni comunali, il M5S arretra ma Di Maio: «Davide continua a crescere contro Golia»

Il consenso volatile del M5S
di Stefania Piras

Evaporati, irrilevanti, diranno le opposizioni col sorriso. I pentastellati risponderanno invece che alle amministrative come sempre «dimostriamo una crescita lenta ma costante». Lo dice il capo politico M5S Luigi Di Maio: «Davide continua a vincere contro Golia».

Ma i risultati delle amministrative non brillano per il M5S. O Comunque dimostrano che il consenso è materia volatilissima. Nel comune più giallo d'Italia, Priolo in provincia di Siracusa dove il 4 marzo il M5S si è attestato al 71%, è ridiventato sindaco Pippo Gianni, un ex democristiano che fa molto "usato sicuro". E il Movimento? La candidata Teresa Lauria ha preso il 18,7%. A Catania non si va oltre il 16%, dietro al centrosinistra e al centrodestra. Nell'unico capoluogo di regione, ad Ancona, sono fuori dai giochi. Effetto straniante se si pensa che il 4 marzo qui il Movimento era il primo partito con il 33%. Ma ad Ancona non ci sono state tappe elettorali, i 13 parlamentari M5S non si sono visti e la candidata Diomedi si è fermata al 17%. L'unico effetto gialloverde che c'è è la proposta del candidato civico sostenuto dal centrodestra che va al ballottaggio contro il centrosinistra e già propone un "contratto di governo".  

«Al primo turno i nostri candidati hanno vinto a Crispiano in Puglia, a Ripacandida in Basilicata, a Pantelleria in Sicilia, a Castel Di Lama nelle Marche. Ogni volta che ci sono delle elezioni amministrative i media raccontano sempre la solita solfa, che siamo in affanno, che rispetto alle politiche è andata male e che quindi siamo prossimi alla scomparsa. È una lettura che continuano a riproporre da 5 anni a questa parte, che si è sempre rivelata falsa e che si rivelerà tale anche questa volta». Questa l'analisi del voto delle amministrative condivisa su Fb dal leader 5 Stelle, Luigi Di Maio. «Rispetto al 2013 - sottolinea il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro - abbiamo la possibilità di triplicare i nostri sindaci e questo è il nostro obbiettivo per i ballottaggi del prossimo 24 giugno». 

La battuta d'arresto più preoccupante è però a Roma dove nel terzo e ottavo municipio hanno bocciato il Movimento che la capitale la governa con Virginia Raggi. Ha vinto l'astensione, la non voglia, la non fiducia, i dubbi sull'amministrazione in corso. In realtà qui si sono anche consumate faide interne, denunce reciproche, dissidi imperniati su chi e come dovesse interpretare la linea ortodossa pentastellata che hanno fatto scomparire la fiducia nei pentastellati. Perciò la Garbatella torna a sinistra e anche a Montesacro è in testa, ma andrà al ballottaggio, un ex assessore di Ignazio Marino, Giovanni Caudo. Fuori gioco Roberta Capoccioni, che dopo essere stata sfiduciata a febbraio scorso perdendo la maggioranza in consiglio, si è ricandidata fermandosi però al 19,18%.
Il M5S va al ballottaggio a Imola, importante città, protagonista anche di una festa nazionale del M5S, non a caso visitata da Luigi Di Maio nel suo selezionatissimo tour elettorale, che aprirebbe una breccia nel sempre difficilissimo nord (a Treviso il Movimento ha racimolato un 4,3%). Manuela Sangiorgi va al ballottaggio con il 30%. Qui il M5S è stato accortissimo e paziente. Ha dato indicazioni su come esprimere il voto disgiunto ammiccando alla Lega e ha puntato tutto sul "cambiamento", parola magica per espugnare la roccaforte emiliana «gestita dai dem da 72 anni», ricorda compiaciuto Max Bugani, colonnello M5S, uno attentissimo ai territori. 

A Terni il Carroccio sfiora il 50% e Leonardo Latini dovrà vedersela al ballottaggio contro l'alleato romano, ovvero i pentastellati che con Thomas De Luca hanno preso la metà delle preferenze: il 25%. A Teramo dove Luigi Di Maio aveva tenuto un comizio affollatissimo Cristiano Rocchetti non è andato oltre il 16,48%. Ad Avellino il M5S è stato letteralmente doppiato dal centrodestra che ha raggiunto il 42%. 

A Viterbo Massimo Erbetti pure non sfonda, non è riuscito a fare suo quel bottino del 30% guadagnato alle politiche. Risultato: la città si ributta a destra dove il candidato Giovanni Arena (40,22%)  andrà al ballottaggio contro una candidata civica. A Brindisi Gianluca Serra  si è fermato al 21% circa.

Il simbolo vince invece a Pomezia dove il sindaco uscente Fabio Fucci, fuoriuscito dal M5s, non andrà al ballottaggio. Ci andrà il candidato ufficiale del M5S, Adriano Zuccalà che ha totalizzato il 28,70%, tre punti in più del suo sfidante del centrodestra (25,38%). Fucci ha preso il 23,47% delle preferenze.

«Il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto qualche difficoltà nell'affermarsi alle elezioni amministrative, inoltre da qualche anno da movimento del territorio, vicino alla base, ai cittadini, si è trasformato in partito di opinione nazionale e questo a mio giudizio è una delle ragioni per le quali nelle elezioni locali perde consensi». Così all'Adnkronos Vittorio Bertola, capogruppo in Consiglio comunale a Torino di M5S durante la legislatura guidata da Piero Fassino, e fuoriuscito dal movimento subito dopo le elezioni che hanno portato Chiara Appendino al vertice di Palazzo Civico. Secondo Bertola, inoltre, M5S «in questa fase si sta facendo inglobare dalla Lega perdendo così i voti di parte della sinistra disillusa e regalando al partito di Salvini la leadership del consenso».
Lunedì 11 Giugno 2018, 13:52 - Ultimo aggiornamento: 11-06-2018 13:52
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