Di Maio: «Rai? Lanciamo una nuova Netflix»

Il dossier TLC
di Stefania Piras

Rai e Mediaset appaiono insieme nel post del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. È il segnale che la battaglia sulle prossime nomine sta arrivando a una svolta e la conferma che il Cav è trattato come un imprenditore e dunque non c'è la volontà di considerare Mediaset come un'azienda nemica solo perché proprietà dell'avversario politico Silvio Berlusconi. Il deputato Emilio Carelli d'altronde lo aveva detto proprio in un'intervista al Messaggero: non ci saranno iniziative ideologiche.

È Di Maio a tracciare le linee guida del dossier tlc lanciando l'Idea di una Netflix italiana. Per Rai e Mediaset «sarà fondamentale riuscire a rinnovarsi con nuove persone e nuove idee, e inserendosi in una logica completamente diversa da quella seguita fino ad oggi. In Rai deve iniziare a trionfare il merito e a entrare aria nuova. Il primo passo è la fine della lottizzazione e la pretesa di avere editori». Lo scrive il vice premier Luigi Di Maio sul blog M5S lanciando la proposta di una «Netflix italiana».

«Sarebbe un volano importante per far conoscere il nostro stile di vita e per far ripartire la nostra industria culturale», scrive. 
«Noi del MoVimento è da anni che diciamo che con l'avvento della Rete sarebbe cambiato tutto e i media tradizionali ne avrebbero fatto le spese. Non era una profezia fine a sé stessa, ma un indicatore di dove investire per garantire un futuro al nostro Paese. Venerdì Morgan Stanley ha pubblicato un report sul futuro della televisione con dati inequivocabili: in Italia al momento Netflix ha una penetrazione stimata attorno al 6%, ma cresce a un ritmo del 3% l'anno e quindi raggiungerà il 20% in 5 anni. Quello sarà il punto di non ritorno che in America ha coinciso con il declino del consumo della tv tradizionale. Prevedono quindi che nei prossimi 5 anni gli operatori tradizionali italiani ed europei avranno un calo degli utili del 40%», scrive il vice premier e ministro dello Sviluppo Economico e del Lavoro, con delega alle Tlc.

«Come conseguenza di questa analisi Morgan Stanley ha declassato il suo giudizio su alcune aziende, come Mediaset che è passata da 3,8 a 2 con un tonfo in borsa di quasi il 5% con un'azione che ora vale 2,7 euro. È andata ancora peggio ai tedeschi: ProsiebenSat perde il 7,53% e Rtl il 7,26%. Il motivo del ribasso è spiegato da altri dati presenti nel testo. Pensate che una volta che Netflix entra in una casa, il consumo di tv tradizionale cade del 16-30%. Per di più è finita la crescita della pubblicità, che rappresenta tra il 50 e il 90% dei ricavi delle tv tradizionali. Se proiettate questi dati nel tempo è chiaro cosa succederà», aggiunge.
Domenica 1 Luglio 2018, 13:00 - Ultimo aggiornamento: 01-07-2018 13:45
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1 di 1 commenti presenti
2018-07-02 12:05:40
Magari, almeno daremmo un senso al quell'insulso canone che paghiamo per vedere solo tv spazzatura e pagare milioni a pseudo conduttori, ovviamente pagando 80€ di canone non si dovrebbe pagare un abbonamento extra.........

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