Casaleggio a Torino spiega la democrazia diretta

Prossima tappa a Roma
Il primo «successo», per «l'Italia e non solo il Movimento 5 Stelle», è avere un ministro che se ne occupa. Il secondo, quello di avere una piattaforma che si apre al mondo e fa della rete uno strumento in grado di creare «unioni, rapporti, prospettive». In una parola «ricchezza». Non è più «un esperimento, ma un cantiere aperto» la democrazia diretta secondo Davide Casaleggio, che dalla Torino pentastellata ha inaugurato il Rousseau City Lab, tour per l'Italia per diffondere la cultura dell'innovazione e della cittadinanza digitale. Sotto una tensostruttura a forma di mouse, strumento simbolo delle decisioni prese attraverso il web, Casaleggio definisce Rousseau «una rete digitale e reale di cittadini che partecipano alla scrittura delle leggi a tutti i livelli, che sceglie i propri rappresentanti politici, che elabora idee, condivide esperienze e professionalità e si mobilita in azioni collettive», come scambiarsi libri e giocattoli o piantare 20mila alberi in 50 città.

La prossima tappa del tour sarà Roma. «Troppe volte si è detto che era un progetto impossibile, inutile, invece la Democrazia diretta continua e crescere grazie a Rousseau», dice Casaleggio. Il presidente dell'associazione intitolata al filosofo svizzero, lo stesso che dà il nome al Sistema operativo del Movimento 5 Stelle, rispetta il silenzio elettorale, evitando le domande dei giornalisti sui temi più stringenti dell'attualità politica. «L'Ilva? Tanti parlamentari se ne stanno occupando»; «l'assenza della sindaca di Torino, Chiara Appendino, al Bilderberg? È nel pieno diritto di fare le sue scelte», sono le sue risposte asettiche. Ad animare il dibattito ci pensa allora Alessandro Di Battista, che dall'altra parte del mondo lancia strali contro le critiche strumentali al governo Lega-M5S: «Deve andare avanti fregandosene e ascoltando solo quelle dei cittadini», dice in un video collegamento da San Francisco, dove «ti rendi conto della pochezza di certe questioni» come la polemica per lui «di poco conto» sul premier che non ha pronunciato il nome del fratello del presidente della Repubblica ammazzato dalla mafia.

Dettagli amplificati dalla stampa, secondo Di Battista e Casaleggio, che riporta all'estero una immagine dell'Italia sbagliata, non reale, quando invece dovrebbe sì «fare le pulci al governo» ma anche «essere giusta». «Altrimenti - concludono - perde credibilità e diventa un problema». Per la democrazia.
Sabato 9 Giugno 2018, 21:16 - Ultimo aggiornamento: 10-06-2018 09:21
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COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-06-10 16:48:19
La nuova generazione di massoni e piduisti! Giustamente definisce rousseau una rete ma di affiliati la cui gestione conferisce un immenso potere economico ed occulto. In ciò aiutati da quei finti difensori della intoccabilità della costituzione che, girando la faccia, non hanno fatto altro che cercare di conservare il loro di potere. Sottili attacchi alle istituzioni, viaggi in america latina e stati uniti da dove le potenti sette massoniche gestiscono i destini economici mondiali non vi stuzzicano il pensiero? Prossimi viaggi di studio: Russia, Medio Oriente e Asia.
2018-06-09 22:44:07
Questo tizio alla morte del padre, in un'intervista, affermò che non si sarebbe mai interessato di politica. Bisogna riconoscere che è stato di parola.

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