Venezuela, sanzioni Usa contro Maduro. Il presidente minaccia il Parlamento

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Sono 121 le persone morte da aprile negli scontri di piazza in Venezuela (13 solo nella giornata del voto per la Costituente) e almeno 1.958 quelle rimaste ferite. È il bilancio della procura venezuelana comunicato oggi dalla procuratrice generale Luisa Ortega Diaz che per la prima volta attribuisce la responsabilità di queste morti: almeno il 25% di morti sono stati uccisi dalle forze dell'ordine e il 40% da gruppi di civili armati. «Il peggio è che siamo testimoni anche di crimini contro l'umanità», ha aggiunto la Procuratrice: «Il Venezuela non merita questo, sono gravi violazioni dei diritti umani che intendo continuare a denunciare».

Malgrado i dubbi sulla legittimità delle elezioni di domenica Maduro va avanti con la sua Costituente. Il presidente venezuelano sembra deciso a usare il nuovo organismo per disfarsi definitivamente dei suoi rivali politici. Dopo che il Consiglio Nazionale Elettorale (Cne) ha annunciato che l'affluenza alle urne è stata del 41,5% - e non del 12%, come sostiene invece l'opposizione - Maduro ha proclamato che «è nato il nuovo giorno della Costituente», e ha anticipato quali saranno le priorità del nuovo organismo «che si istallerà fra qualche ora».

Anzitutto, ha spiegato, deve crearsi una «commissione per la giustizia e la pace, con pieni poteri», per punire chi ha promosso «la violenza terrorista» nel paese, che potrà «sospendere l'immunità di chiunque lo meriti». «Alcuni finiranno in una cella, altri in un asilo psichiatrico», ha promesso. Per questo sarà necessario anche «ristrutturare la Procura Generale, dichiarare l'emergenza giudiziaria e commissariarla», ha aggiunto Maduro, mentre la folla gridava che «è giunta l'ora della traditrice», in allusione alla Procuratrice Luisa Ortega Diaz, ex chavista di ferro diventata avversario politico. In quanto alla grave crisi economica che attanaglia il paese, l'erede di Hugo Chavez ha garantito che la Costituente avrà pieni poteri per sconfiggere «gli speculatori, i ladri, e i contrabbandieri della borghesia parassitaria», che sono i veri responsabili della situazione in cui si trova il paese.

Maduro ha anche chiesto che si apra un'inchiesta sui canali di televisione privati, che non solo hanno «censurato l'informazione sulle elezioni del popolo», ma sono incorsi anche in una «apologia del terrorismo» durante la giornata elettorale. Dopo questa serie di proclami il presidente del Parlamento di Caracas, Julio Borges, ha avvertito che si sta andando verso «uno scenario molto probabile di scontro violento», perché l'opposizione non intende cedere le sede del potere legislativo alla Costituente, di cui non riconosce la legittimità. «Dobbiamo fare valere un fatto fondamentale, che è che questo Parlamento, eletto da oltre 14 milioni di venezuelani, è l'unica autorità eletta e legittima nel paese. Ci tocca difendere la legge e la Costituzione», ha detto Borges in un'intervista radiofonica.

Sanzioni a Maduro arrivano dagli Stati Uniti e si vanno ad aggiungere alla già lunga lista degli esponenti del governo venezuelano finiti nel mirino delle autorità americane. L'amministrazione Trump ha congelato gli asset di Maduro sotto la giurisdizione americana e vietato agli americani di fare affari con lui.

L'opposizione alla Costituente di Maduro non viene solo dall'interno del Venezuela. La comunità internazionale, pur con accenti diversi, ha espresso quasi unanimemente la sua preoccupazione per la situazione a Caracas, sottolineando che il nuovo organismo, di dubbia legittimità, non servirà per risolvere i problemi del paese. Il fronte più duro è quello dei paesi che non riconoscono il risultato del voto di domenica - Usa, Argentina, Brasile, Colombia, Messico, Perù, Paraguay e Panama - ma anche l'Unione Europea ha segnalato che una Costituente «eletta in circostanze dubbie e violente non può essere parte della soluzione» della crisi, posizione ripresa anche in altre capitali. La Santa Sede si è associata alla presa di posizione dell'arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Savino, che ha definito «illegale» la Costituente, «perché non è stata convocata dal popolo» e l'Osservatore Romano ha riferito che il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, ha ricordato ieri l'impegno svolto dalla Chiesa per trovare una «soluzione pacifica e democratica» per la crisi venezuelana.

«In Venezuela c'è una situazione al limite della guerra civile e di un regime dittatoriale. Una realtà che non riconosceremo: non riconosceremo l'assemblea costituente voluta da Maduro», ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni in un'intervista al Tg5. «Ricordiamo che ci sono 130mila italo venezuelani in condizioni molto precarie. Ci muoviamo dunque sul piano diplomatico e su quello della difesa dei nostri connazionali».
Lunedì 31 Luglio 2017, 16:52 - Ultimo aggiornamento: 01-08-2017 09:53
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