Usa, Trump-Macron su Iran e Siria. E Melania è la first lady perfetta

di Luca Marfé

NEW YORK - Iran e Siria: questi i due principali temi affrontati da Trump e Macron tra le mura della Casa Bianca. L’occasione è delle più pompose, la prima cena di Stato ospitata da Donald e Melania. A dispetto del protocollo, però, le atmosfere si rivelano cordiali al punto da risultare forzate. Tanto nel prologo di questo incontro, quanto a margine dello stesso, nella conferenza stampa con cui le parti si sono congedate. Lo dimostrano le strette di mano di cui si perde in fretta il conto. Impacciate, quasi maldestre. Lo confermano i sorrisi ostentati, a macchine fotografiche e telecamere, che non spiccano certo per naturalezza.
 

Ciononostante, sulla sostanza i due sembrano essersi trovati. Almeno in parte.






L'IRAN
Il tassello più delicato del mosaico che sembra comporsi nel rinnovato asse franco-statunitense è senz’altro l’Iran. Nello specifico, il programma nucleare di Rouhani e dei suoi.

Macron è prudente. Sa ed afferma apertamente che le attuali intese «non sono sufficienti», ma le considera «un perimetro necessario per contenere le attività» iraniane.

Trump, invece, scalpita e a quanto pare non vede l’ora di far saltare il tavolo della diplomazia. «Non lo so che cosa farò il 12 maggio. Vedremo». Il riferimento è all’accordo oramai in scadenza, dal quale il tycoon ha minacciato più volte di voler uscire. Puntando il dito contro Obama, colpevole a suo dire di aver indebolito l’autorità americana sedendosi al tavolo delle trattative con uno dei nemici giurati dell’Occidente.

Posizioni distanti, ma non inconciliabili. Con il padrone di casa che tiene alti i toni anche per compiacere le fila più conservatrici del suo pubblico. E con il suo omologo che non perde il proverbiale aplomb francese e parla di un colloquio «diretto e fruttuoso».


(Il presidente iraniano Hassan Rouhani)

LA SIRIA
Altra questione in primo piano, la Siria.

Trump vuole riportare le proprie truppe a casa. Ma né lui né Macron hanno intenzione di lasciare campo libero in Medio Oriente. Alla finestra, infatti, ci sono la Russia di Putin e lo stesso Iran.

I due dossier si incastrano, insomma, e anche in questo caso, per quanto le posizioni non siano di certo sovrapponibili, è possibile che le stesse convergano grazie ad una base di interessi evidentemente comuni.


(Una recente immagine della periferia est di Damasco)

DUE CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE 
La prima: è sufficiente osservare il lavoro dei cronisti presenti in sala stampa, e soprattutto ascoltarne le domande, per comprendere che a queste latitudini delle dinamiche e dei volti dell’Europa interessi poco o nulla. Fatta eccezione per un paio di botta e risposta iniziali, infatti, Trump viene incalzato in continuazione più su questioni di politica interna che non su Francia, Iran e Siria. Mentre i titoli su Macron scompaiono in fretta dalle pagine dei principali media a stelle e strisce.

La seconda, invece, verte sulla figura di Melania.

Fascino ed eleganza della First Lady si fanno di giorno in giorno più contundenti. Con la prima donna d’America che, parallelamente, sembra calarsi sempre meglio nel suo nuovo ruolo. Perfetta non soltanto nello stile e nei modi, ma anche nel coordinare l’intera macchina organizzativa. «Do not worry», “non preoccupatevi”. Pare che l’abbia ripetuto più volte al personale della Casa Bianca che apprezza oramai a scena aperta il suo fare discreto e rassicurante.

Inappuntabile anche la gestione della sua immagine “social”. Con fotografie e brevi video esteticamente accattivanti, ma al tempo stesso molto istituzionali.

Trump farebbe bene ad affidare il proprio account Twitter a sua moglie. O quanto meno, di tanto in tanto, ad accettare i suoi consigli, a prendere un po’ di appunti.



Mercoledì 25 Aprile 2018, 07:56 - Ultimo aggiornamento: 25-04-2018 23:49
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