Trump: «Non sono intelligente, sono un genio. E molto stabile»

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«Non sono intelligente, sono un genio. E molto stabile». Dopo che le sue capacità mentali sono state messe nuovamente in discussione da 'Fire and fury', il libro del giornalista Michael Wolff che sta scuotendo la Casa Bianca, Donald Trump si è vantato delle sue facoltà intellettuali con una raffica di tweet da Camp David, dove ha riunito nel weekend i maggiorenti repubblicani per l'agenda 2018 e le elezioni di midterm.

«Ora che la storia della collusione con la Russia, dopo un anno di intense ricerche, si è rivelata una bufala totale, i democratici e i loro tirapiedi, i media produttori di fake news, hanno tirato fuori il vecchio manuale Ronald Reagan e sbraitano sulla stabilità mentale e l'intelligenza», ha esordito, evocando l'alzhemeir su cui si speculava a proposito del suo predecessore, che lo rivelò solo cinque anni dopo aver lasciato la Casa Bianca.

«In realtà - ha aggiunto il tycoon - per tutta la mia vita le mie qualità migliori sono state la stabilità mentale ed essere veramente intelligente. Anche "Hillary la corrotta" ha provato a giocare queste carte e come tutti avete notato, le si sono bruciate tra le mani... Sono passato dall'essere un imprenditore di successo a una star della tv a presidente degli Stati Uniti (al primo tentativo). Credo che questo mi caratterizzi non come un uomo intelligente, ma come un genio. E un genio molto stabile!», ha cinquettato, prima di attaccare in conferenza stampa Wolff («un imbroglione che non ho mai incontrato») e il suo libro («un'opera di fiction noiosa e falsa»). Quanto al resto, non rinnega nulla: «Tutto quello che ho fatto è giusto al 100%».

Gli è andato in soccorso il segretario di Stato Rex Tillerson, la cui sedia traballa come quella del ministro della Giustizia Jeff Sessions, nonostante a quest'ultimo Trump abbia rinnovato oggi il suo sostegno. «Non ho alcun motivo di mettere in dubbio la sua adeguatezza mentale», ha dichiarato Tillerson, dopo che lo scorso ottobre - secondo la Nbc - lo aveva definito un «deficiente».

Il dibattito sulla personalità del presidente degli Stati Uniti è stato rilanciato proprio dal libro di Wolff. Tutto il suo entourage, ha rincarato l'autore ieri, lo ritiene un «idiota», un «bambino». Ma non è la prima volta che affiorano preoccupazioni sulla sua salute mentale, tanto che è già stato invocato anche il 25/mo emendamento per destituirlo. In ottobre il presidente della commissione Esteri del Senato, il repubblicano Bob Corker, aveva paragonato la Casa Bianca a un asilo per adulti: «So da fonti sicure che ogni giorno, alla Casa Bianca, lo scopo è contenerlo».

In dicembre una decina di deputati democratici e uno repubblicano hanno consultato una nota psichiatra dell'università di Yale, Bandy Lee. «Erano preoccupati per il pericolo posto dalla sua instabilità mentale per il Paese», ha riferito, confermando di vedere segni allarmanti, come ricorrere alla teorie cospirative, negare cose ammesse in precedenza, essere attratto da video violenti. «L'impeto di twittare è un'indicazione del suo andare a pezzi sotto stress. Peggiorerà e diventerà incontenibile con la pressione della presidenza», ha ammonito.

Nonostante i numerosi appelli, però, Twitter non ha intenzione di metterlo al bando, perché prevale «l'interesse pubblico»: «Bloccare un leader mondiale o rimuovere i suoi tweet  controversi nasconderebbe informazioni importanti che la gente deve poter vedere e discutere».


 
Sabato 6 Gennaio 2018, 14:19 - Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio, 08:19
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