Pioggia di missili, perché Trump ha attaccato la Siria

di Luca Marfé

NEW YORK - Una pioggia di missili Tomahawk si abbatte sulla Siria. Ad annunciare l’attacco è Donald Trump in persona che, all’indomani di una lunga serie di avvertimenti recapitati ad Assad e a Putin via Twitter e attraverso canali più o meno istituzionali, convoca una conferenza stampa e parla alla nazione.

«Ho personalmente ordinato alle Forze Armate statunitensi di lanciare un’offensiva di precisione collegata all’arsenale di armi chimiche a disposizione del dittatore Bashar al-Assad».

Ha il volto teso ed approfitta delle tensioni internazionali per scrollarsi via di dosso le grane del Russiagate. Tensioni che, di fatto, si convertono ora in una guerra vera.

«Un’azione congiunta di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, in risposta alle atrocità dei giorni scorsi, durante la quale sono stati impiegati sia aerei che navi militari».

Da Londra gli fa eco Theresa May che, in un’altra dichiarazione ufficiale, conferma: «Ho autorizzato le Forze Armate britanniche a condurre un’operazione comune e a colpire obiettivi che consentano di indebolire il potenziale di armi chimiche nelle mani del regime di Assad. Questo al fine di scoraggiare definitivamente il loro utilizzo».

Nel frattempo, la televisione di stato siriana parla di aggressione ingiustificata e riporta forti esplosioni anche nella capitale Damasco, in particolare nella zona di Barzeh dove è situato un importante centro di ricerca scientifica (pare ne siano stati distrutti tre, tutti legati ad attività e stoccaggi illeciti, ndr).
Sempre stando alle fonti locali, la Siria avrebbe attivato il proprio sistema di difesa missilistico e starebbe così rispondendo agli attacchi aerei e navali degli occidentali.



Nel caos di queste ore, Trump sembra avere le idee molto chiare: «L’America non cerca una presenza indefinita in Siria, anzi, non vediamo l’ora di riportare i nostri guerrieri (“warriors”, li chiama proprio così, “guerrieri”) a casa».

«Il Medio Oriente è un luogo ingarbugliato, ma siamo pronti ad andare avanti fino a quando il regime siriano non la smetterà con l’uso di armi proibite dal diritto internazionale. Insomma, quello che avete visto stanotte è soltanto l’inizio. Non finisce qui».

E, prima di chiudere, inevitabile una sferzata alla Russia di Putin. Vero spettro di una contesa che tiene il mondo sul ciglio di un conflitto dalle conseguenze potenzialmente imprevedibili.

«Stiamo a vedere cosa faranno loro nelle prossime ventiquattro ore. Loro che, nel 2013, avevano garantito di voler e di poter vigilare sulle ambizioni chimiche di Assad».


(Trump su Assad: «Il suo diabolico attacco ha lasciato madri, padri, bambini e neonati distrutti nel dolore e letteralmente senza fiato.
Queste non sono le azioni di un uomo.
Questi sono i crimini di un mostro»)



(Theresa May e Donald Trump)
Sabato 14 Aprile 2018, 09:00
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