Thailandia, è arrivata la pioggia: ansia per 12 ragazzi intrappolati

Thailandia, le lettere ai genitori dei ragazzi intrappolati: solo tre giorni per salvarli
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Guadagnare tempo finché non piove, preparando un recupero meno rischioso: fino a poche ore fa, la linea ufficiale dei soccorritori alla grotta Tham Luang era questa. Ma il lusso dell'attesa sembra essere finito: dalle 21 di stasera (le 16 in Italia), sull'area sembra essere arrivata la perturbazione monsonica che tanto si temeva, e che è prevista duri fino a mercoledì. In tal caso il livello dell'acqua nella grotta tornerà a salire in fretta, col rischio di intrappolare i 12 giovani calciatori e il loro allenatore per mesi. In attesa di annunci ufficiali, sembra che la finestra utile per i soccorsi si stia rapidamente chiudendo. Una pioggia battente per un paio d'ore accompagnata da tuoni ha cambiato l'aria attorno alla grotta, in tutti i sensi. 

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Al termine di una giornata che pareva interlocutoria, con i soccorritori impegnati nella preparazione del blitz ma non ancora pronti, il peggioramento del tempo costituisce una delle due variabili che lo stesso governatore Narongsak Osatanakorn aveva menzionato come fattore che avrebbe fatto accelerare i tempi. In tarda serata, al campo base delle ricerche i soldati hanno installato un lungo telo di plastica che copre ai giornalisti la visuale dall'entrata della grotta al parcheggio dove attendono le ambulanze che trasporteranno i 13 intrappolati in ospedale appena usciti. Potrebbe essere il segnale che il tentativo di recupero è imminente, ma anche una semplice protezione dalla curiosità della marea di giornalisti di tutto il mondo al campo base. 


 
 

I portavoce delle operazioni non hanno fornito dettagli precisi sul piano di recupero, né misurazioni dettagliate sui tratti che richiedono vere e proprie immersioni lungo i circa quattro chilometri di percorso che separano il punto dove è bloccato il gruppo dall'entrata principale della grotta. Per quanto altri soccorritori abbiano perlustrato a fondo la montagna, individuando decine di fori nella roccia promettenti, è chiaro che gli eventuali tempi di scavo non sarebbero praticabili: ai ragazzi arriva ossigeno in piccole bombole (il tubo per rifornirli non è ancora attivo), e una permanenza prolungata su quella banchina fangosa è un'idea non percorribile. 
 

Raffreddata la pista del cosiddetto «piano B», più fantasia che realtà l'ipotesi di una liberazione grazie alla tecnologia dell'imprenditore Elon Musk, si rischia di non avere scelta: il gruppo, debilitato dopo due settimane in quello spazio angusto e senza esperienza di immersioni, dovrà uscire da dove è entrato lo scorso 23 giugno. L'impazienza dei ragazzi è evidente dai messaggi scritti ai propri genitori, e consegnati dai Navy Seal che li accudiscono in quei pochi metri quadrati dove sono bloccati. L'allenatore Ekkapong Chantawong, 25 anni, guarda alla liberazione con ancora più ansia. Il giovane, che già era stato segnalato come gravato dal senso di colpa per la responsabilità di aver portato la sua squadra in un'escursione sotterranea con la stagione delle piogge alle porte, ha utilizzato il messaggio come un'opportunità per rivolgere «le mie profonde scuse» ai genitori. Forse si sentirà meglio dopo la loro risposta, recapitata con un altro giro di lettere: madri e padri dei ragazzi, invece di essere adirati con lui, comprendono il suo tormento. «Non sentirti in colpa», gli hanno scritto. «Ti capiamo e vogliamo che tu sappia che hai il nostro sostegno morale», è il messaggio di una madre.

I media thailandesi esprimono lo stesso sentimento: il suo spirito di sacrificio (prima del salvataggio ha rinunciato per giorni alla sua parte di cibo per darla ai ragazzi) e la sua dedizione hanno colpito l'opinione pubblica, mossa anche dalla sua storia personale da orfano di entrambi i genitori. Ora manca un ultimo sforzo, per mettergli il cuore in pace: riportare la sua squadra a casa. E non c'è più tempo da perdere.
Sabato 7 Luglio 2018, 08:28 - Ultimo aggiornamento: 08-07-2018 11:34
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