Spagna, truffa e malversazione
condannato il cognato del re

L'infanta Cristina di Borbone e Grecia e il marito Iñaki Urdangarin
di Paola Del Vecchio

Madrid. La “storica sentenza” è arrivata a mezzogiorno in punto, mentre re Felipe VI e la regina Letizia inauguravano sorridenti una mostra al Museo Thyssen di Madrid. Dopo un’istruttoria lunga 11 anni e a otto mesi dalla chiusura del processo, il Tribunale di Palma de Maiorca ha assolto l’infanta Cristina di Borbone e condannato a 6 anni e 3 mesi di reclusione suo marito Iñaki Urdargarin per prevaricazione, malversazione, frode, traffico di influenze e due reati fiscali. La pubblica accusa ne ha già chiesto l’ingresso in carcere per l’eventuale rischio di fuga.

Nel «caso Noos», che ha minato alle fondamenta il prestigio della monarchia, portando per la prima volta un membro della Corona spagnola sul banco degli imputati, la sorella di re Felipe e primogenita di Juan Carlo I è stata assolta da ogni reato penale. Ma dovrà pagare 265mila euro a titolo di responsabilità civile lucrativa, in solido con il marito. Il sindacato Manos Limpias, promotore dell’azione penale, che aveva chiesto per lei una condanna a 8 anni, dovrà pagarle le spese giudiziarie. La pena più pesante fra i 17 imputati nella rete di corruzione, accusata di essersi appropriata di 6,1 milioni di euro di fondi pubblici attraverso la Fondazione Noos - l’istituto per la promozione di eventi sportivi, in principio senza scopo di lucro – quella di Diego Torres, il socio di Urdangarin, condannato a 8 anni e mezzo di carcere e a una multa di 1,7 milioni di euro.ù

Fin dalle prime mosse l’inchiesta, partita nel 2006 – dalla denuncia di un deputato delle Baleari, che scopri che per un convegno benefico di 3 giorni la fondazione del genero del re aveva incassato 1,2 milioni di euro dalla Regione  -  è stata una questione di Stato. Non solo per l’implicazione diretta di Urdangarin e della primogenita di Juan Carlos I, ma per la eventuale copertura – non provata - data dalla Casa Reale a una serie di business illeciti. Un’inchiesta che ha fatto tremare l’istituzione monarchica e accelerato l’abdicazione nel giugno 2014 del re Juan Carlos I a favore di Felipe VI, promotore di un’azione di ‘rigenerazione’ della Corona, con la messa al bando della sorella Cristina e il cognato dalla Famiglia Reale. Felipe ha rotto con loro ogni rapporto e spogliato la sorella dal titolo di duchessa di Palma di Maiorca.

Nel dispositivo della sentenza – un faldone di oltre 700 pagine – i tre magistrati donne del tribunale, Samantha Romero, Eleonor Moya e Rocio Martin considerano provato che il marito di Cristina di Borbone utilizzò l’istituto Noos e enti satelliti per saccheggiare fondi di istituzioni pubbliche delle Baleari, di Valencia e Madrid. In questo senso, la condanna a un terzo dei 19 anni e mezzo richiesta dalla Procura per Urdangarin, è considerata clemente.
Nessun commento da parte di re Felipe e Letizia, impegnati nell’inaugurazione di una mostra al Museo Thyssen. La Casa Reale ha solo manifestato “assoluto rispetto” per la decisione del tribunale. Soddisfazione è stata invece espressa dall’avvocato difensore di Cristina di Borbone, Miquel Roca, che ha invocato per la scuse pubbliche «di tutti quelli che durante questo lungo processo hanno manifestato scarso rispetto per la presunzione d’innocenza» della sua assistita.

La stessa infanta, il cui nome completo è Cristina Federica Victoria Antonia de la Santissima Trinità di Borbone e Grecia, settima nella linea di successione alla Corona - si è sempre rifiutata di rinunciare ai suoi diritti dinastici per lo scandalo - ha ricevuto la notizia dell’assoluzione nella sua casa di Ginevra, dove vive da tre anni con il consorte e i quattro figli, Juan Valentin, Pablo Nicolas, Irene e Miguel. Per lei un’amara consolazione l’assoluzione, un triste epilogo della favola della principessa innamorata dell’ex campione olimpionico di pallamano, sposato in pompa magna nella cattedrale di Barcellona. Avendo mantenuto il suo lavoro alla Fondazione La Caixa, Cristina è ora la capofamiglia, dato che Urdangarin non lavora e, se finirà in carcere, lei sarà la moglie di un galeotto. Ha già in programma di trasferirsi, a partire dal nuovo anno scolastico, a vivere con i figli a Lisbona, dove mantenere un tenore di vita più consono alle sue entrate ed essere più vicina al consorte, se rinchiuso nelle patrie galere.
 
Venerdì 17 Febbraio 2017, 17:00 - Ultimo aggiornamento: 17-02-2017 17:08
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