Raid Usa in Siria, è polemica per il «Missione Compiuta» di Trump. Lui non ci sta e rilancia: «Termine da usare spesso»

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di Luca Marfé

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NEW YORK - «Missione compiuta»? Se l’intento era quello di agitare il solito vespaio di polemiche, sì, la missione è compiuta.

Sono ore tormentate negli Stati Uniti e Donald Trump si conferma più o meno volontariamente il campione delle attenzioni mediatiche. Sono state sufficienti due parole, «Mission Accomplished» appunto, a scatenare un vero e proprio putiferio.

Meno di 12 ore dopo il raid in Siria, il presidente ha celebrato la sua presunta vittoria così:

«Un attacco eseguito alla perfezione quello della scorsa notte. Grazie alla Francia e al Regno Unito per la loro saggezza e per la potenza delle loro distinte Forze Armate. Non avrebbe potuto esserci un risultato migliore. Missione Compiuta!».



Ebbene, per chiunque abbia avuto a che fare anche soltanto di striscio con la storia americana degli ultimi vent’anni, questa frase suona e tuona come assolutamente inopportuna. E sono in molti in queste ore a domandarsi se Donald Trump rientri oppure no in questa categoria, considerata la sua totale inesperienza politica. A pronunciarla, infatti, il 1 maggio del 2003, fu l’ultimo presidente repubblicano in carica George W. Bush che, a bordo della portaerei Abraham Lincoln, celebrava nel suo discorso la fine delle ostilità in Iraq dopo appena un mese dall’inizio dei combattimenti. Un errore di comunicazione, ma anche di sostanza, che popolo e media statunitensi non gli hanno mai perdonato. Visto che la guerra finì poi di fatto quasi 10 anni dopo (dicembre 2011, ndr).

Insomma, non che esista un divieto delle parole, ma la scelta di Trump di festeggiare a scena aperta addirittura poche ore dopo il raid, probabilmente senza avere alcuna idea di quali possano essere le conseguenze della pioggia di missili su Damasco e dintorni, evidenzia nella migliore delle ipotesi un ottimismo cui il primo cittadino della più grande superpotenza mondiale non dovrebbe lasciarsi andare e, nella peggiore invece, una superficialità imperdonabile per un Commander in Chief.

Trump, però, non ci sta. E, come di consueto, rilancia. Rigorosamente via Twitter.

«Il raid in Siria è stato portato a termine in maniera così perfetta, con una precisione tale, che l’unico modo con cui i Fake News Media (etichetta affibbiata tra gli altri a Cnn e New York Times, ndr) potevano sminuirlo era attraverso il mio utilizzo dell’espressione “Missione Compiuta”. Sapevo che si sarebbero aggrappati anche a questo, ma trovo che sia un grande termine militare, che dovrebbe tornare in primo piano. Da usare spesso!».



«Spesso».

Ora non resta che augurarsi che non ci si abitui troppo. Perché l’iniziativa di un venerdì 13 destinato a lasciare il segno, accanto alla parola «spesso», mette davvero un bel po’ di paura.
Domenica 15 Aprile 2018, 17:16 - Ultimo aggiornamento: 15-04-2018 17:18
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1 di 1 commenti presenti
2018-04-15 21:20:20
Eccidio di cristiani, sterminio di chi non si piega al fondamentalismo musulmano, atti di terrorismo e attentati in tutto il mondo, le città diventate presidio militare, uso di armi chimiche, guerra senza fine... L'ONU sta a guardare, fa risoluzioni che poi non vengono ascoltate o addirittura beffate. Poi ci si lamenta che Trump fa qualcosa, piuttosto perchè gli altri non fanno niente?

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