Sanchez, prove di dialogo con la Catalogna: subito revocato commissariamento finanze

La foto di famiglia del nuovo governo a maggioranza femminile di Pedro Sanchez
di Paola Del Vecchio

MADRID - Non solo gesti simbolici ma subito azioni. Come prima iniziativa, il governo socialista di Pedro Sanchez revocato il commissariamento delle finanze della Catalogna, ancora vigente dopo la revoca dell'art. 155. Un gesto di buona volontà come «segnale di normalizzazione politica del paese», l’ha definito la portavoce dell’esecutivo Isabel Celáa, al termine del primo consiglio dei ministri presieduto da Sanchez.  Una mano tesa alla regione ribelle, per marcare l’inizio del nuovo corso politico, all’insegna del dialogo. «Dopo la fine dell’applicazione dell’articolo 155, abbiamo dato istruzioni alle banche perché la Generalitat possa effettuare pagamenti senza passare per la supervisione dei conti preventiva» da parte del ministero delle Finanze, ha annunciato la portavoce. Il governo dell’indipendentista Quim Torra recupera così l’autonomia finanziaria. Tuttavia, continuerà soggetto ai controlli a posteriori sulla spesa cui sono sottoposte tutte le regioni, per assicurare che rientri nei limiti di deficit fissati dalla legge di stabilità di bilancio e di sostenibilità finanziaria. 

Con il commissariamento delle finanze, che era stato disposto il 16 settembre scorso dall’allora governo di Mariano Rajoy, Madrid si assicurava che il precedente esecutivo di Carles Puigdemont non deviasse fondi a spese illegali, come l’organizzazione del referendum indipendentista del 1 ottobre. Ma la sorveglianza sulle finanze era già stata intensificata nel 2017, con l’obbligo per la Generalitat di inviare ogni settimana l’elenco della spesa al governo centrale. L’annuncio ha provocato l’immediata reazione di Albert Rivera, il leader del partito unionista Ciudadanos, per il quale «Sanchez nella sua prima decisione paga l’ipoteca del suo patto con i separatisti e revoca il controllo dei conti in Catalogna», ha twittato, riferendosi al voto in aula a favore della mozione di censura a Mariano Rajoy, che una settimana fa ha convogliato socialisti, Unidos Podemos, nazionalisti baschi e indipendentisti catalani. Da parte sua il Partido Popular ha sollecitato la comparizione urgente del premier socialista alla Camera, per informare «sui patti con partiti radicali, indipendentisti e pro-Eta». 
 

Ma non si tratta solo del prezzo da pagare per tenere a galla un esecutivo minoritario che conta con soli 84 seggi sui 350 della Camera. Il messaggio lanciato dal governo audacemente femminile di Sanchez è chiaro: «Il problema dell’integrità territoriale è prioritario», ha insistito la portavoce, che ha confermato un incontro a breve fra il premier e il governatore Torra, in un’agenda che «prevede incontri bilaterali con ognuno dei presidenti delle regioni». Il metodo: «La costituzione in una mano, il dialogo nell’altra, sempre e solo nei limiti costituzionali e dello statuto di autonomia», ha chiarito Isabel Celáa, fissando le linee rosse. 

Fra le misure sulle quali l’esecutivo rosa spera di ottenere un ampio consenso, la revoca della ‘Ley mordaza’, la stretta che limita la libertà di espressione e manifestazione introdotta dall’esecutivo conservatore di Rajoy. E, a dire della portavoce, Sanchez non teme l’opposizione di Podemos, il cui leader Pablo Iglesias oggi, per la seconda volta in due giorni, gli ha ricordato che è atterrato alla Moncloa grazie al suo partito che ha finora del tutto ignorato.
 Ancoraggio all’Unione europea e stabilità finanziaria sono le altre due vie maestre dell’esecutivo, che esprime personalità indipendenti e una buona dose di creatività. L’offensiva all’Unione europea è prevista già lunedì, quando la ministra per la Transizione energetica e l’ambiente sarà al vertice ministeriale di Bruxelles, per «riaffermare impegno Spagna con il compromesso europeo, rilanciare l’azione di Madrid nella Ue e nei suoi organismi e attivare tutte le direttive europee finora non recepite». Quanto alla scelta di campo a livello internazionale, Pedro ‘el guapo’ ha già stabilito un filo diretto con l’altro premier fascinoso e trendy, Justin Trudeau, che gli ha fatto gli auguri per il suo ‘dream team’. «Grazie a te! Sto desiderando di cooperare assieme per il progresso dei nostri due paesi. Dobbiamo continuare a lavorare perché questo giorno arrivi quanto prima possibile», ha cinguettato su Twitter. 

 
Venerdì 8 Giugno 2018, 21:17 - Ultimo aggiornamento: 9 Giugno, 11:07
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