Per la morte di una quindicenne allergica a noci e gamberi condannati due ristoratori

Megan Lee
di Federica Macagnone

Non era stata una tragica fatalità a uccidere Megan Lee, la 15enne britannica allergica a gamberi e noci morta per un attacco d'asma il 1° gennaio 2017, due giorni dopo aver mangiato kebab e altri cibi ordinati online con un'amica tramite JustEat e confezionati dal takeaway indiano Royal Spice di Oswaldtwistle, nel Lancashire. A quasi due anni di distanza i giudici della Manchester Crown Court hanno potuto stabilire, forti di prove schiaccianti, che i responsabili della sua morte sono proprio il proprietario del ristorante, il 40enne Mohammed Abdul Kuddus, e il manager 38enne Harun Rashid.

I due sono stati condannati rispettivamente a due e a tre anni di carcere per aver ignorato totalmente le indicazioni che la ragazza aveva scritto a chiare lettere nell'ordine: allergica a gamberi e noci. Un'indicazione presa alla leggera, come se si trattasse di una cosa di poco conto: una sottovalutazione che a Megan è costata la vita, visto che il cibo fornito era contaminato da arachidi che hanno scatenato nella ragazza una reazione allergica fatale. 


D'altra parte non c'è da stupirsi che nel cibo incriminato (frittelle di cipolla, kebab e pane peshwari) ci fosse una presenza diffusa di proteine di arachidi, viste le disastrose condizioni igieniche in cui gli ispettori d'igiene trovarono il ristorante cinque giorni dopo la tragedia. Senza contare che il Royal Spice non aveva neanche adottato sistemi o processi per gestire il controllo degli allergeni, il menu non conteneva informazioni sugli allergeni e non veniva tenuto alcun registro degli ingredienti utilizzati nei piatti. In sostanza, nessuno nel locale aveva la benché minima idea di quali allergeni fossero presenti nel cibo che veniva preparato. Con una situazione di questo tipo, ovviamente, il locale venne immediatamente chiuso. I due boss sapevano di avere la coscienza sporca e, nonostante avessero disperatamente tentato di giustificarsi (Rashid negò addirittura di essere il manager, sostenendo di essere un semplice autista), alla fine dovettero ammettere una per una tutte le loro responsabilità.

«Come i coniugi Lee - hanno detto i giudici - speriamo che questo tragico caso aumenti la consapevolezza, tra gli operatori del settore alimentare di ciò che può accadere quando le allergie non vengono prese sul serio. Coloro che non tengono in considerazione gli avvertimenti e continuano a ignorare le norme sulla sicurezza alimentare avranno a che fare in futuro con tribunali che adotteranno giudizi molto più severi rispetto a oggi».
Mercoledì 7 Novembre 2018, 19:20 - Ultimo aggiornamento: 07-11-2018 19:38
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