Magri e il genio di Trump: «Ha intercettato paure e bisogno di parte dell'elettorato»

di Ebe Pierini

“Fire and fury” sta andando a ruba negli Stati Uniti e il presidente Trump replica a suon di tweet. Paolo Magri, vice presidente esecutivo e direttore dell'ISPI ed autore del libro “Il mondo secondo Trump”, analizza lo scenario attuale e quello futuro nonché il ruolo degli Usa in un possibile disgelo tra le due Coree.

Quale sarà l'effetto del libro? Trump ne uscirà indebolito o, paradossalmente, rafforzato?
Nel breve periodo è più che probabile che il presidente esca indebolito. Non si tratta solo dei contenuti del libro, con gli accenni al suo estremo narcisismo, alla sua difficoltà a concentrarsi, ad ascoltare i briefings, ai commenti denigratori dei suoi collaboratori. Ciò che rischia di indebolirlo maggiormente sono la leggerezza con cui ha permesso ad un giornalista di frequentare la Casa Bianca e i suoi collaboratori; la conferma del clima surreale dentro il palazzo del potere americano; i suoi goffi tentativi di bloccare l’uscita del libro e infine, direi soprattutto, il tono e i contenuti del fiume di tweet con i quali si è autocertificato “stable genius”, un genio stabile per i successi avuti nel business e nel traformarsi in una star televisiva.

Trump è davvero un “genio” come dice?
E’ stato certamente un “genio“ nell' intercettare paure e bisogni di una parte dell’elettorato che lo ha portato, contro le previsioni di tutti,alla Casa Bianca. Governare un Paese complesso come gli Stati Uniti richiede però probabilmente una “genialità” diversa da quella mostrata nella campagna elettorale: sapersi dotare di un team competente e coeso; saper intrattenere un dialogo costruttivo con i media, il congresso, le lobbies; esercitare cautela e “gravitas” nelle dichiarazioni . In questo è difficile trovare elementi di genialità in ciò che Trump ha offerto di sè sino ad ora.

Nel novembre del 2018 si terranno le elezioni di mid term. I repubblicani rischiano di perdere la maggioranza?
Le elezioni sono ancora relativamente lontane e, se certamente possiamo affermare che ciò che Trump dice e fa non sta allargando consensi fra chi non lo ha votato, dare per scontato che li perda fra i suoi vecchi sostenitori sarebbe azzardato. Nella campagna per le elezioni di mid term porterà in dote la riforma fiscale, innegabilmente popolare, i buoni dati economici, il boom di Wall Street, il virtuale trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, l’uscita dall’accordo sul clima e quella probabile dall’accordo con l’Iran. Alcuni risultati non dipendono da lui, altri sono visti con preoccupazione dal resto del mondo. Ma erano alcuni pilastri importanti del suo programma, ciò che i suoi elettori si aspettavano da lui. Pertanto potrebbero confermargli il sostegno. Le elezioni al termine del secondo anno di presidenza sono tradizionalmente un pericoloso banco di prova per chi governa e quasi sempre in passato hanno visto prevalere, in almeno uno dei due rami del congresso, il partito di opposizione. Potrebbe succedere anche a Trump e non andrebbe letto automaticamente come la fine della sua parabola politica.

Quale è stato il ruolo degli Stati Uniti nel disgelo tra le due Coree?
Anche in questo caso è probabile che Trump imposti una narrativa interna volta a sottolineare che senza la pressione forte che lui ha esercitato, dalle aggressioni verbali a Kim ai tre rounds di sanzioni Onu, non si sarebbe giunti a questa tiepida apertura. La narrativa proposta potrebbe avere qualche veridicità: il ruolo del “poliziotto cattivo“ da sempre apre la strada all’intervento del mediatore.

Come pensa che si evolverà la situazione tra le due Coree e in che modo gli americani si inseriranno in eventuali successivi colloqui di riavvicinamento? 
Come è sua consuetudine Trump si è contraddetto in pochi giorni: ha prima ridicolizzato la prospettiva di dialogo fra le due Coree, per poi prendere una posizione più possibilista. Nei vari decenni in cui si è trascinata questa crisi abbiamo imparato che il regime nord coreano è abilissimo nel portare all’estremo le sue provocazioni per poi arrestarsi sull‘orlo del baratro mostrando una volontà di negoziare ma proseguendo di fatto la sua corsa verso al nucleare visto come l’unica assicurazione sulla vita del regime. Temo che anche in questo caso tenteranno questa strategia: il vero punto è capire quale potrà essere la reazione di Trump - stable genius e se davvero si aprirà un pericoloso confronto fra chi ha il bottone nucleare più grosso.



 
Martedì 9 Gennaio 2018, 11:03 - Ultimo aggiornamento: 8 Gennaio, 19:45
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