Morto in cella, resuscita sul tavolo dell'autopsia: salvato perché russava

Familiari di Gonzalo Montoya Jimenez davanti all'Istituto di medicina forense di Oviedo
di Paola Del Vecchio

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MADRID - Il morto? Sta bene in salute, resuscitato sul tavolo dell’autopsia, dopo aver trascorso ore nella sacca mortuaria e in cella frigorifera, salvato in extremis mentre lo stavano vivisezionando da un provvidenziale russare. Protagonista dell’incredibile vicenda, Gonzalo Montoya Jimenez, che ora respira sollevato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale universitario centrale di Oviedo, nelle Asturie, mentre la comunità scientifica lo studia come “un caso eccezionale di morte apparente”.
 
La sua morte è stata certificata domenica mattina, quando dopo aver mancato l’appello delle 8 dei reclusi, gli agenti penitenziari del carcere di Villabona, in provincia di Oviedo, sono andati a cercarlo nella sua cella, al modulo 8, dove lo hanno trovato seduto sulla sedia, cianotico e in stato di incoscienza. Già la sera dell’Epifania Gonzalo Montoya non stava bene, per cui era stato avvisato il servizio medico del carcere, che lo aveva visitato in cella. Tuttavia, ieri mattina, i battiti del polso erano inesistenti. Inutili i tentativi di rianimarlo, tanto che al medico del penitenziario non è rimasto che certificare il decesso, confermato dopo la constatazione del “rigor mortis” anche da altri due sanitari della commissione giudiziaria. Poi, secondo la procedura, è arrivato il magistrato di turno, che ha dato ordine di rimuovere la salma per trasferirla per l’esame autoptico all’Istituto di medicina legale, dove sono accorsi parenti e amici del de detenuto, avvisati nel frattempo del decesso.
 
L’uomo è stato portato in una sacca mortuaria dai servizi funerari ed è rimasto per breve tempo nella cella frigorifera, prima di essere sistemato - intorno a mezzogiorno di domenica - sul tavolo per l’autopsia. Ma la sorpresa del medico legale è stata enorme quando Gonzalo Montoya ha cominciato a russare. “Gli avevano già segnato il corpo per aprirlo con il bisturi”, commentano i familiari di Gonzalo Montoya, ancora sotto choc per l’accaduto. Trasferito in terapia intensiva in ospedale e piantonato l’intera notte da agenti dalla guardia civile, il detenuto è ‘resuscitato’ questa mattina, 24 ore dopo la morte apparente. “La prima cosa che ha fatto è stato chiedere della moglie, se poteva vederla”, assicurano i sanitari. Gonzalo Montoya resta ricoverato sotto osservazione, dato che la lunga apnea potrebbe avergli provocato danni cerebrali.  Anche se i medici assicurano che il fatto che parli e conservi la memoria sono buoni segnali che le conseguenze non dovrebbero essere gravi.
 
Una storia romanzesca che poteva trasformarsi in un film dell’orrore se il detenuto fosse stato direttamente interrato o incenerito, senza essere sottoposto ad esame autoptico. E mentre l’istituzione penitenziaria ha aperto un’inchiesta sull’accaduto, la comunità scientifica si interroga su uno dei rari casi di morte apparente: “Il battito cardiaco senza dubbio doveva essere rilevato con un endoscopio e, se non è stato possibile, significa che siamo davanti a un caso realmente unico”, ha assicurato il medico legale Francisco Echevarria in dichiarazioni a radio Cadena Ser.
 
Lunedì 8 Gennaio 2018, 20:26 - Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio, 11:52
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