Iran, ancora proteste e morti. Rohani apre: il popolo è libero di manifestare

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Si allargano le proteste antigovernative in Iran ed aumentano anche il numero dei morti e l'intensità della violenza: è salito a 13 il numero delle vittime degli scontri. L'ultima è un poliziotto ucciso da un uomo con un fucile da caccia, che ha ferito anche altri tre agenti, nella città di Najafabad, a circa 300 km a sud di Teheran, riporta l'agenzia semiufficiale Mehr. E mentre il presidente della Repubblica islamica, Hassan Rohani apre ai manifestanti purché le proteste non sfocino in violenze, Donald Trump continua a twittare in sostegno ai dimostranti suscitando le reazioni indispettite di Teheran. In serata è intervenuta anche l'Unione europea attraverso la portavoce dell'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Ue, Federica Mogherini: «Siamo stati in contatto con le autorità iraniane e ci aspettiamo che il diritto a manifestare pacificamente e la libertà di espressione siano garantiti, come conseguenza delle dichiarazioni pubbliche del presidente Rohani».
 


Appelli simili sono stati lanciati anche dal ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, e dal suo collega tedesco, Sigmar Gabriel. Al quinto giorno di proteste, Rohani ha lanciato oggi un appello all'unità tra «governo, parlamento, giustizia e esercito» per tutelare gli «interessi nazionali» contro quello che ha definito un «piccolo gruppo che grida slogan illegali, insulta la religione e i valori della rivoluzione islamica». La tv di Stato ha però parlato di scontri diffusi, con vittime a Tuyserkan, Shahinshahr, e altre fonti parlano di analoghe manifestazioni a Izeh, oltre che nella capitale Teheran.

La notte scorsa, le forze di sicurezza hanno respinto «dimostranti armati» che cercavano di prendere d'assalto stazioni di polizia e basi militari. La tv di Stato ha mostrato le immagini di banche private assaltate, vetrine sfondate, automobili rovesciate e incendiate, così come un camion dei vigili del fuoco. Le autorità hanno fatto sapere che oltre 300 persone sono state arrestate nei giorni scorsi tra Teheran e Arak. «Alcuni degli arrestati hanno confessato di essere stati guidati dall'estero per creare disordini. Abbiamo le prove dell'interferenza dell'Arabia Saudita», ha reso noto il governatore della provincia centrale dell'Iran, Ali Aghazadeh, che i fermati «hanno legami con alcuni paesi stranieri, soprattutto con gli Usa e il regime sionista». Frattanto, dal suo resort di lusso in Florida, il presidente americano Donald Trump continua ad incitare i manifestanti. «L'Iran sta fallendo ad ogni livello nonostante il terribile accordo fatto con l'amministrazione Obama», ha scritto anche oggi su Twitter, aggiungendo che «il grande popolo iraniano» è «affamato di cibo e libertà. La ricchezza iraniana è stata saccheggiata» e, in lettere maiuscole, «È ORA DI CAMBIARE».

Il presidente Rohani gli ha risposto affermando che «gli americani sono arrabbiati perché i loro tentativi contro» l'accordo sul nucleare «sono falliti di fronte alla resistenza internazionale. Inoltre non possono sopportare il successo dell'Iran nella lotta al terrorismo e nel rafforzamento della stabilità regionale, specialmente in Siria, Iraq e Libano. Quindi è chiaro che tramano contro l'Iran». Rohani aveva però anche ammesso ieri, nel suo primo intervento dall'inizio delle proteste, che «il popolo iraniano è libero di manifestare» le sue preoccupazioni, basta che le proteste, nate contro il carovita, «siano autorizzate e legali». «Una cosa è la critica - aveva detto - un'altra la violenza e la distruzione della proprietà pubblica». E oggi ha poi aggiunto: «La nostra grande Nazione ha assistito a una serie di incidenti simili in passato, e li ha gestiti in modo adeguato. Questo non è niente». Parole che appaiono che un severo monito, considerato che le manifestazioni seguite alle controverse elezioni presidenziali del 2009, quando milioni di persone marciarono nelle strade per protestare contro la rielezione di Mahmoud Ahmadinejad, vennero brutalmente represse.​
Lunedì 1 Gennaio 2018, 11:24 - Ultimo aggiornamento: 02-01-2018 10:11
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2018-01-01 13:31:09
Il Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia (UNICEF) ha descritto la guerra saudita contro lo Yemen come una "guerra ai bambini" in termini di impatto devastante sui bambini. 22"Civili uccisi" nelle incursioni saudite sul mercato yemenita. Gli Stati Uniti promettono di lavorare con la coalizione guidata dai sauditi per limitare le vittime civili, dopo oltre 100 morti negli ultimi 10 giorni. e Oggi 01.01.2018 ore 13°° 5 morti. Questo é da sapere non 2 morti in Iran nemico di USA Israele nemico dei saudi.

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