Iran, proteste nelle piazze: slogan contro carovita e Rohani, si riaffaccia anche Ahmadinejad

Proteste nelle strade a Teheran e in altre città iraniane contro il caro vita e il presidente Hassan Rohani: un fenomeno che sembra aver aperto una nuova pagina nelle cronache politiche iraniane, ma rispetto al quale il fronte dei sostenitori del governo, che include anche i riformisti dell'ex presidente Mohammad Khatami, ha invitato i cittadini a non farsi strumentalizzare.

Venerdì gruppi di manifestanti si sono raccolti a Teheran, Qom, Isfahan, Mashad, Kermanshah e altre città per protestare contro le politiche economiche del governo di Rohani, a seguito di quelle che ieri avevano interessato Mashad e la regione orientale del Khorasan. «Abbasso il carovita», «Abbasso Rohani», «Abbasso il ditttatore», alcuni degli slogan, ma anche «Fuori dalla Siria, pensate a noi» o «No Gaza no Libano, io dedico la mia vita all'Iran»: espressioni che danno sfogo al malcontento di chi critica le risorse spese nelle crisi regionali invece che nel benessere del Paese.

Proteste diffuse ma di gruppi ristretti, che hanno dato luogo anche oggi ad alcuni arresti ma non ad azioni repressive paragonabili a quelle del movimento Verde del 2009 contro la rielezione a presidente di Mahomud Ahmadinejad, quando erano scesi in campo contro i dimostranti anche i Basiji, volontari dei Guardiani della rivoluzione.

Video postati sui social media hanno visto centinaia di persone marciare nella città santa di Qom ieri sera. Si sono uditi anche slogan in sostegno dell'ex monarchia, deposta dopo la Risoluzione islamica del 1979, e della causa palestinese. Sono inoltre stati diffusi anche video e foto di manifestazioni a Rasht, Hamedan, Kermanshah, Qazvin e altrove, con la polizia che ha disperso la folla con cannoni spargi acqua.

«Il governo iraniano dovrebbe rispettare i diritti del suo popolo, incluso quello di espressione. Il mondo sta guardando», ha scritto in tweet la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders. Ci sono notizie di «proteste pacifiche dei cittadini iraniani stufi della corruzione del regime e dello sperpero di ricchezze nazionali per finanziare il terrorismo all'estero», aggiunge la portavoce.

Il vice presidente Ishaq Jahangiri ha fatto appello ai cittadini a non dare retta a sospetti inviti a manifestare. «Con il pretesto dei problemi economici vogliono solo danneggiare il governo» ha detto l'esponente riformista, aggiungendo che, se qualcuno fa partire un movimento di protesta, non è detto che poi riesca a controllarlo. Le proteste originano da problemi economici effettivi, da recenti aumenti dei prezzi, alla disoccupazione, ma cadono in un momento di particolare difficoltà politica per Rohani: quando ancora non era riuscito a trasformare in vantaggi effettivi per l'economia il successo politico dell'accordo sul nucleare concluso con l'ex presidente Usa Barack Obama, il successore di quest'ultimo ha imposto nuove sanzioni all'Iran e dichiarato guerra aperta a quell'accordo, come al rafforzato ruolo di Teheran - proprio grazie all'impegno in Siria e in Iraq contro l'Isis - sul piano regionale.

Abituato a essere sempre criticato dagli ultraconservatori, che guardano alla Guida suprema, ora Rohani si trova nel mirino anche dei riformisti radicali, delusi per gli scarsi risultati ottenuti sul piano interno: dall'economia ai nodi mai risolti delle libertà personali e politiche. Ma come gli attacchi giungano prevalentemente da destra emergerebbe anche dal fatto che sia la tv che i media conservatori insistono proprio sui problemi economici, mentre prima la linea ufficiale era sempre stata che l'economia andava bene nonostante le sanzioni internazionali.

Un altro elemento nuovo è rappresentato dalla ricomparsa dell'ex presidente Ahmadinejad, al cui governo molti imputano le origini degli attuali problemi economici di Rohani. Ahmadinejad ha avviato una sorta di sotterranea campagna elettorale in vista delle presidenziali del 2020, diffondendo dichiarazioni pubbliche e messaggi sui social network che criticano la situazione del Paese e anche la magistratura, rea di aver fatto finire in carcere persone a lui vicine per corruzione e reati finanziari. L'ex presidente si è anche spinto a criticare in modo indiretto lo stesso Khamenei, che pur l'aveva sostenuto per entrambe le elezioni del 2005 e del 2009. Al punto che la Guida ha risposto di recente dicendo che coloro che hanno retto il paese per quasi un decennio non hanno ora il diritto di tornare facendo la parte dell'opposizione. 

 
Sabato 30 Dicembre 2017, 13:23 - Ultimo aggiornamento: 30-12-2017 21:44
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