Avvelena il latte del figlio di 2 mesi e lo uccide: «Le voci mi dicevano che non meritavo il bimbo»

di Federica Macagnone

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Per la 22enne Hannah Turtle è arrivata la resa dei conti. Dopo aver ucciso il figlio James Hughes di appena 58 giorni avvelenandolo con farmaci antidepressivi e soffocandolo tenendogli le mani sulla bocca per dieci minuti, a un anno e mezzo di distanza da quella follia assassina è comparsa in tribunale, alla Mold Crown Court, sotto il peso di sei accuse, tre di maltrattamenti, due di somministrazione di veleno e una di omicidio. Hannah, che in precedenza si era dichiarata innocente e che all'epoca assumeva farmaci contro la depressione, ha detto di aver sentito delle voci che le dicevano che era una madre cattiva e che non meritava di avere quel bambino. 
 
 

La tragedia, avvenuta nel giugno 2016 a Shotton, nel Galles del nord, era stata preceduta da alcuni episodi che avrebbero dovuto mettere in allarme le persone intorno a lei, a partire dal marito Ian Hughes, padre del bimbo, la suocera Kathleen e i medici dell'ospedale Countess of Chester in cui il piccolo fu portato per ben tre volte tra il 31 maggio e il 9 giugno. Il primo episodio avvenne a casa di Kathleen, quando Hannah chiamò i servizi sanitari dicendo che James stava diventando cianotico e non respirava. Quando i medici arrivarono il bimbo respirava ancora e fu portato in ospedale per una serie di controlli: il 2 giugno fu dimesso. Il giorno successivo Hannah portò James nel negozio dove lavorava la suocera e poi tornò a casa, ma poco dopo si ripresentò agitatissima da Kathleen tenendo in braccio il figlio che era nuovamente cianotico e non riusciva a respirare: dopo una respirazione bocca a bocca per rianimarlo, James fu portato nuovamente in ospedale, dove i medici lo trovarono in condizioni peggiori rispetto al primo ricovero. Recuperata la situazione, il 6 giugno venne dimesso. 

Il 9 giugno, il giorno dopo il 21° compleanno di Hannah, avvenne la tragedia. La ragazza chiese alla suocera di preparare quattro bottiglie di latte per il bimbo e Kathleen, dopo averle preparate e aver controllato il nipote mentre dormiva, rientrò nella sua camera. Pochi minuti dopo sentì le urla disperate di Hanna che gridava: «Sta succedendo di nuovo, James sta male». Portato in ospedale in condizioni disperate, il piccolo fu dichiarato morto il 13 giugno: aveva subito danni irreversibili al cervello per mancanza di ossigeno. Dopo la morte del figlio, Hannah confessò a un assistente sociale che in tutte e tre le occasioni aveva premuto le mani sulla bocca di James mentre dormiva, anche per cinque, dieci minuti di seguito: «Piangeva attraverso la mia mano - raccontò - era come un pianto attutito. Nessuno poteva sentirlo, agitava le gambe in aria». Così come ha confessato di aver sciolto nel latte del bimbo i farmaci antidepressivi che usava per curarsi. Dietro quelle crisi che i medici non riuscivano a spiegarsi c'era lei, che ora si dispera e si dichiara pentita di quello che ha fatto, sostenendo che non voleva uccidere il figlio, ma solo addormentarlo. Per il giudice sarà difficile crederle: quando James era ancora vivo, Hannah avrebbe avuto tutto il tempo di spiegare ai medici perché il piccolo aveva quelle crisi respiratorie. Adesso è troppo tardi: il tempo per salvare il bimbo dalla morte e lei dalla prigione è già scaduto.
Martedì 13 Febbraio 2018, 16:15 - Ultimo aggiornamento: 14-02-2018 08:51
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