Gaza, fragile tregua dopo 460 lanci di razzi su Israele

Gaza, fragile tregua dopo 460 lanci di razzi su Israele
Un nuovo cessate il fuoco sembra aver riportato la calma tra Hamas ed Israele: da ore non ci sono più lanci dalla Striscia verso lo stato ebraico nè attacchi di risposta dell'esercito israeliano su Gaza. Ma quanto questa situazione - fragile secondo alcuni commentatori - possa durare, lo dimostrerà solo la realtà sul campo. All'Onu Bolivia e Kuwait hanno chiesto una riunione di urgenza del Consiglio di Sicurezza mentre già questa mattina il segretario Antonio Guterres esortava «tutte le parti a esercitare la massima moderazione». 

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Ad annunciare la tregua definitiva - dopo una prima svanita in pochi minuti per nuovi lanci - sono state le fazioni palestinesi nella Striscia: in precedenza il capo di Hamas Ismail Haniyeh aveva fatto sapere che se Israele avesse fermato «la sua aggressione» sarebbe stato possibile «tornare alle precedenti intese per un cessate il fuoco». La risposta di Israele - al termine di una movimentata riunione del Gabinetto di difesa presieduta da Benyamin Netanyahu e durata 7 ore - si è limitata a sottolineare che «sarà il terreno a decidere», che l'esercito «continuerà le sue operazioni quanto necessario» e che Israele si riserva «piana libertà di azione». Una fonte politica israeliana ha rivelato che la richiesta di Hamas di una tregua è arrivata - mentre era in corso la riunione - «da quattro differenti mediatori» che, secondo la tv statale, sono stati Onu, Egitto, Norvegia e Svizzera. 
 
 


La riunione del Gabinetto di difesa non è stata delle più facili: Netanyahu ha dovuto fronteggiare l'opposizione di quattro suoi ministri decisi a contrastare il cessate il fuoco. Hamas. A insistere per andare più a fondo nei confronti di Gaza - anche a fronte della potenza di fuoco attuata dalle fazioni della Striscia - sono stati il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, quello dell'educazione, Naftali Bennett, il responsabile della giustizia Ayelet Shaked e Zeev Elkin titolare dell'ambiente. Ma a contrastare Netanyahu c'è stato anche, fuori dal governo, il leader dei centristi Yair Lapid. Prima del ritorno della calma sul campo, sono stati in tutto 460 i lanci (tra razzi e colpi di mortaio e 100 intercettati dall'Iron Dome) da Gaza verso il sud di Israele che hanno colpito edifici, costretto la popolazione nei rifugi, ucciso una persona ad Ashkelon (un palestinese di 48 anni) e ferito 108 israeliani.

L'ala militare di Hamas aveva minacciato di colpire Beersheba e Ashdod se Israele «avesse continuato nella sua aggressione» sulla Striscia. Circa 160 gli attacchi compiuti dall'aviazione dello stato ebraico contro obiettivi di Hamas e Jihad islamica nell'enclave palestinese che hanno fatto 7 morti - secondo l'esercito - tra i miliziani. Centrate numerose strutture di comando - ha spiegato il portavoce militare - delle due fazioni. Questa sera a Gaza, secondo fonti locali nella Striscia, ci sono stati festeggiamenti per la tregua e in serata vi sarà una manifestazione di ricordo davanti la casa del comandante militare di Hamas, Nour Barake, ucciso la notte di due giorni fa in uno scontro a fuoco con un'unità israeliana entrata nella Striscia e in cui è morto anche un colonnello israeliano. A Sderot, una delle cittadine israeliane più colpite dai razzi, la gente ha invece protestato per il cessate il fuoco raggiunto con Hamas bruciando copertoni di gomma e bloccando gli accessi stradali. 




 
Martedì 13 Novembre 2018, 19:33 - Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 14:30
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