«Quei condom sono troppo piccoli», il ministro della Salute dello Zimbabwe bacchetta le compagnie cinesi

di Rosita Rijtano

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«I vostri condom sono troppi piccoli». Questa la lagnanza diretta alle compagnie cinesi che producono profilattici. Un j'accuse già singolare di per sé. Ma che diventa ancor più particolare se a farlo è un ministro della Salute. Lui è Dadiv Parirenyatwa, medico ed esponente del governo dello Zimbabwe, che pare abbia deciso di farsi portavoce di un risentimento popolare per una buona causa: la salute dei cittadini. 

Stando a quanto riporta il sito New Zimbabwe.com, Parirenyatwa è intervenuto sulla questione durante il lancio di un nuovo programma di prevenzione contro l'Aids. Una malattia che riguarda il 13.5 percento della popolazione adulta del paese, con oltre un milione di persone costrette a convivere con il virus nel 2016. Una delle peggiori percentuali del continente africano. «Adesso i giovani hanno a disposizione dei condom che gradiscono, ma non siamo noi a produrli - ha detto il ministro -. Li importiamo dalla Cina e alcuni uomini si lamentano perché sono troppo piccoli». 

Eppure, i profilattici rappresentano uno straordinario strumento per evitare la diffusione dell'Hiv, tanto che sempre nel 2016 ne sono stati distribuiti più di 109 milioni, circa 33 per ogni individuo. Peccato, però, che non tenessero conto di misure differenti. Con il rischio di finire nel cestino, inutilizzati. O di rompersi durante il rapporto. Un rischio che non si può correre. Del resto, una sentenza del 2011 aveva vietato al governo sudafricano di comprare 11 milioni di preservativi prodotti in Cina. Nella sentenza il giudice Sulet Potterill motivava la decisione, scrivendo proprio che i condom cinesi possono essere considerati troppo piccoli, di qualità peggiore e non omologati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Parirenyatwa ha, quindi, ben pensato di tornare sull'argomento e chiedere alle aziende private di impegnarsi nella battaglia contro l'Hiv e iniziare a produrre medicine e condom adatti «agli abitanti dello Zimbabwe».

Un appello rimbalzato sull'edizione africana dell'Huffington Post e poi sul South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong, che ha fatto arrivare la recriminazione a una delle 300 compagnie cinesi che fabbricano tre miliardi di profilattici ogni anno: Daxiang. Zhao Chuan, portavoce dell'azienda, ha fatto sapere che i clienti hanno varie esigenze, a seconda di dove vivono. Nella terra del Dragone, per esempio, non importa la grandezza, bensì la sottigliezza. Ma non hanno preso alla leggera la richiesta del ministro. E stanno pensando di accoglierla, mettendo a punto taglie diverse: a ognuno la sua. 
 
Giovedì 1 Marzo 2018, 19:08 - Ultimo aggiornamento: 01-03-2018 19:51
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