Catalogna, imputati 700 sindaci
pro-referendum

di Paola Del Vecchio

MADRID. La legalità costituzionale contro la secessione a tutti i costi. È la resa dei conti in Catalogna, con la scure giudiziaria che si abbatte sui sindaci e ogni autorità pubblica favorevole al voto al referendum unilaterale indipendentista del primo ottobre, illegale per la Corte costituzionale, il governo centrale e la Corona. Con un affondo senza precedenti, la Procura generale dello Stato ha ordinato ieri alle quattro Procure provinciali catalane di mettere sotto accusa come imputati i sindaci di 712 dei 950 municipi della regione che hanno confermato per decreto al governo catalano la disponibilità a cedere i locali per la consultazione. In pratica, 3 amministratori su 4.

Nell'ordinanza, il procuratore generale José Manuel Maza dispone che i primi cittadini siano citati «in qualità di indagati e assistiti da un legale», come cooperatori necessari di presunti reati di disobbedienza, prevaricazione e malversazione di fondi. Reato quest'ultimo punito fino a 8 anni di carcere e 20 di interdizione dai pubblici uffici. Gli stessi reati per i quali sono già imputati il presidente catalano Carles Puigdemont, l'esecutivo di «Junt pel Sì» e la presidente del Parlament, Carme Forcadell. Se si opporranno a comparire, i Mossos d'Esquadra - la polizia catalana e non quella nazionale o la guardia civile - dovranno procedere all'arresto. Dato l'alto numero di municipi colpiti, «si procederà con preferenza di quelli a maggiore popolazione», segnala il mandato della Procura. Un salto qualitativo nella crisi di Stato che oppone la Catalogna a Madrid.

I 30 sindaci della Cup - il partito secessionista e anticapitalista che mantiene in vita il governo di Puigdemont - sono decisi a non fare «neanche un passo indietro». E hanno annunciato, per bocca del deputato Carles Riera «disobbedienza e insubordinazione» all'autorità giudiziaria. «Siamo in un contesto di disobbedienza del quadro giuridico spagnolo che consideriamo antidemocratico e ingiusto e di obbedienza alla nuova legalità catalana che emana dal Parlament», ha dichiarato Riera. Ma, volontariamente o meno, gli altri primi cittadini chiamati in causa, aderenti all'Associazione Municipi Indipendenti (Ami) e all'Associazione catalana dei municipi, si recheranno davanti ai Pm. «Non abbiamo nulla da nascondere», ha assicurato la presidente dell'Ami, Neus Lloveras, dopo una riunione dei due enti celebrata d'urgenza a Barcellona. «Quando una persona è perseguita dalla giustizia ha un problema; quando la giustizia persegue 700 persone che sono sindaci, è la Giustizia ad avere un problema», hanno sostenuto le associazioni, che hanno indetto una manifestazione per sabato.
In serata, la guardia civile ha chiuso la pagina web della Generalitat dove si annunciava il referendum. 

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Giovedì 14 Settembre 2017, 09:25 - Ultimo aggiornamento: 14-09-2017 10:57

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