Catalogna, in 450 mila in piazza a Barcellona. Puigdemont: «Il peggior attacco dai tempi di Franco»

ARTICOLI CORRELATI
4
  • 8
Il presidente catalano Carles Puigdemont ha accusato il premier spagnolo Mariano Rajoy di avere portato contro le istituzioni catalane «il peggiore attacco» da quando il dittatore Francisco Franco le abolì dopo la guerra civile del 1936-39. Puigdemont ha chiesto che il Parlament di Barcellona si riunisca la settimana prossima per esaminare «le misure da prendere» in risposta all'attivazione dell'articolo 155 da parte del governo spagnolo.

La Catalogna non si piega così al «colpo di stato» di Madrid: quasi mezzo milione di persone si sono di nuovo riversate in piazza nel cuore di Barcellona per denunciare il duro commissariamento delle istituzioni catalane annunciato oggi da Madrid e chiedere la liberazione deìdue Jordì, i «detenuti politici» Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. Una marea umana che si è snodata fra Gran Via e Passeig de Gracia, ormai con Pla‡a Catalunya i luoghi altamente simbolici della "rivoluzione catalana", in un oceano di bandiere stellate della "Repubblica" e di cartelli verdi che chiedevano «Llibertat» per i due Jordì. La Catalogna ribelle aveva risposto con una sonora "cacerolada" spontanea di protesta, dai Pirenei alla Costa Brava, all'annuncio in tv del duro giro di vite contro Barcellona del premier spagnolo Mariano Rajoy. Il presidente Carles Puigdemont, che in un primo tempo non aveva previsto di partecipare per neutralità istituzionale, dopo il blitz del governo di Madrid si è mescolato alla folla e ha guidato il corteo. Il suo arrivo è stato accolto da applausi e grida di incoraggiamento.

 
 

Puigdemont, ormai molto popolare in Catalogna, è sempre più vicino ad una incriminazione per 'ribellionè da parte della procura dello Stato spagnolo, che potrebbe ordinare il suo arresto. Fra la folla tanta collera e anche molta preoccupazione per la piega presa dagli avvenimenti. «Ci trattano come una colonia» protesta Cristina, una "Estelada" in mano. «Cosi rompono la democrazia» aggiunge Josep, un "emigrato" negli Usa. Folla di politici nel corteo. Accanto a Puigdemont il vicepresidente Oriol Junqueras, praticamente tutto il Govern, la presidente del Parlament Carme Forcadell, l'ex President Artur Mas. Tutti indagati dai tribunali spagnoli. Tutti hanno espressioni gravi. Puigdemont ha il volto chiuso. Come il sindaco di Barcellona Ada Colau, che ha tentato invano di portare avanti una opzione di mediazione fra Rajoy e Puigdemont. «È una giornata di involuzione democratica. La peggiore da 40 anni. Da Rajoy è venuta una risposta autoritaria, è un attacco ai diritti fondamentali e alla base stessa della democrazia» accusa. La folla grida «Llibertat! Llibertat» e canta l'inno catalano Els Segadors. Tutti ormai lo sanno a memoria. «Lo Stato vuole uccidere il nostro sistema di governo centenario. Ma non riuscirà. Noi lo impediremo!» tuona dal palco il portavoce dell' Anc di Jordi Sanchez, da lunedì in prigione per sedizione con Jordi Cuixart per le manifestazioni pacifiche del 20 settembre. La marea umana canta «No Tenc Por», «Non Ho Paura», il motto forgiato in reazione agli attentati jihadisti di agosto e ora rivolto al potere centrale di Madrid.

«Se c'è qualcuno che ha tentato un golpe, è stato il governo regionale catalano», ha risposto il ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, negand che il ricorso all'articolo 155 in Catalogna possa configurarsi come un golpe. «Quello che stiamo facendo è seguire strettamente i dettami della costituzione», ha affermato Dastis parlando alla Bbc. «Le altre democrazie e i partner dell'Unione Europea, non accetterebbero che tali decisioni vengano prese da una parte del paese», ha sottolineato, riferendosi alla sfida indipendentista catalana. Dastis ha infine dichiarato che «molte» delle immagini delle presunte violenze della polizia spagnola il giorno del referendum secessionista erano in realtà dei falsi.​

Intanto arrivano le reazioni dalla società civile e dal mondo dello sport. Pep Guardiola parla di una «giornata molto triste, per la democrazia, per l'Europa, per il mondo. Non pensavo che nel XXI secolo potesse ancora accadere». E il presidente del Barca Josep Maria Bartomeu annuncia che il club è schierato con le istituzioni democratiche della Catalogna. Nella folla ci sono anche politici non indipendentisti, molti vicini a Podemos, 'sotto shock' per le misure decise da Rajoy. «È un attacco contro la democrazia» dice il numero due del partito Pablo Echenique. Nel corteo c'è il deputato della Cup, sinistra del fronte indipendentista, Carles Riera. «L'unica risposta possibile ora è la proclamazione immediata della repubblica». Sarà forse mercoledi in parlamento. Prima che scatti l'art. 155 che taglia, tra l'altro, i poteri dei deputati catalani.

 
Sabato 21 Ottobre 2017, 20:33 - Ultimo aggiornamento: 23-10-2017 06:13
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
4 di 4 commenti presenti
2017-10-22 23:08:47
Il medioevo bussa spesso alle menti instabili degli spregiuducati e poplisti di turno. La cura migliore é isolarli e non dare voce mediatica alle loro farneticazioni sfillandogli le poltrone e annullando qualsiasi risorsa possa dar loro motivi di comunicazione. Ok Rajoy, ora deve calcare con forza la mano e far sparire questi scellerati frantumatori sociali avvolti da folle manìa separatista. Ola Espana!
2017-10-22 19:29:08
scusate l'ignoranza, ma pure napoli potrebbe chiedere l'autonomia?! non si potrebbe fare un referendum per per il ....regno di napoli?!
2017-10-22 12:12:29
un proverbio russo dice "si cavi un occhio a chi rimesta il passato ma tutti e due a chi lo dimentica". su tutti, dico TUTTI i commenti e/o più o meno dotte analisi che mi è capitato di leggere/sentire sui fatti spagnoli, aleggia un "non detto", un "convitato di pietra" pesante come un macigno, gigantesco. LA JUGOSLAVIA. tradotto in italiano corrente: l'ipocrisia dell'europa. italia compresa s'intende. se ha ragione madrid oggi, allora aveva ragione milosevic nel 1991: con l'ulteriore aggravante che l'europa avallò immediatamente la secessione totale proclamata seduta stante dalla slovenia. allora avrebbe ragione Puigdemont, che, oltretutto, sta andando assai più cauto di croati e sloveni? e allora quando bombardiamo madrid? dice: ma la costituzione spagnola proibisce ecc ecc!! bravi. QUI VI VOLEVO. ANCHE LA COSTITUZIONE JUGOSLAVA PROIBIVA LA SECESSIONE UNILATERALE. VADO A MEMORIA, ART. 4 O 5. per cui, prego, europei tutti (e nello specifico italiano, sinistra tutta): siate coerenti e BOMBARDATE MADRID.
2017-10-22 09:37:38
L"europa" si "inserisce" nel caso spagnolo,certo,ha i suoi "ben interessi"!!

QUICKMAP