Brexit, sì del governo britannico a intesa con Ue. May: miglior accordo possibile

È finita dopo oltre 5 ore la riunione del governo britannico convocata dalla premier Theresa May per cercare di ottenere il via libera dei ministri alla bozza d'intesa sulla 
Brexit definita ieri a Bruxelles. Si attende un annuncio da parte di May.
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Sì del governo May all'intesa sulla Brexit. Il via libera alla bozza definita ieri a Bruxelles è arrivato al termine di una riunione durata oltre 5 ore convocata dalla premier britannica con i suoi ministri.

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Il governo britannico ha deciso «collettivamente» di adottare la bozza d'accordo sulla Brexit definita a Bruxelles, ha annunciato May, precisando che non è stata una decisione «leggera», ma difendendo il testo come il migliore possibile «nell'interesse nazionale». Secondo May, la bozza consentirà a Londra di «recuperare il controllo», mentre l'alternativa sarebbe stata «tornare alla casella numero 1» e rischiare di non attuare il mandato referendario.

Circa un terzo dei ministri del governo britannico si è espresso contro la bozza, riferisce la Bbc citando fonti secondo le quali fra 9 e 11 componenti del gabinetto hanno manifestato riserve durante la discussione, alcuni con particolare foga come la titolare del Lavoro, Esther McVey. I media non escludono le dimissioni di alcuni di loro, anche se stasera non sono emerse finora intenzioni del genere. Mentre sottolineano come fra i ministri dichiaratamente 'brexiteers' solo Michael Gove, capofila della piattaforma pro Leave nella campagna referendaria del 2016, abbia parlato apertamente a favore della proposta avanzata dalla premier. Fra gli ex ministri degli Esteri, Boris Johnson è tornato da parte sua a denunciare l'accordo come «totalmente inaccettabile per chi tenga alla democrazia». Mentre William Hague, già leader Tory, si è schierato con May avvertendo che silurarne la linea negoziale significherebbe «non avere affatto una Brexit».​

«Questo accordo rappresenta una tappa determinante per concludere questi negoziati» sulla Brexit con la Gran Bretagna, ha commentato il capo negoziatore Ue Michel Barnier. «Considero che questa sera sono stati fatti progressi decisivi» per un «ritiro ordinato» della Gran Bretagna dall'Ue e per gettare le basi per «la relazione futura» tra le due, ha sottolineato. «Siamo giunti a un momento importante in questi negoziati straordinari» ma «resta molto lavoro da fare, il cammino è ancora lungo e difficile per garantire un'uscita ordinata e costruire un partenariato futuro».

Sarà «possibile - ha annunciato Barnier - estendere il periodo di transizione» della Brexit di 21 mesi previsto dal 29 marzo 2019 al 31 dicembre 2020 «attraverso un accordo congiunto» nel caso in cui «non saremo pronti per il luglio 2020» a un accordo definitivo sulla frontiera irlandese. E «solo se giungerà al termine il periodo di transizione senza accordo, allora scatterà il backstop» sui cui è ora stata trovata un'intesa tra Ue e Gran Bretagna. 

Domattina alle 7.50 Barnier incontrerà il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk per informarlo dei «progressi decisivi» fatti sull'accordo di addio. Questo apre la strada per la convocazione da parte di Tusk del vertice Ue a 27 per dare l'ok all'intesa sul ritiro ordinato della Gran Bretagna dall'Ue. Barnier non ha fatto date, ma quella finora ipotizzata dal premier irlandese è per domenica 25 novembre. Barnier, dopo aver visto Tusk, andrà a Strasburgo dove il Parlamento europeo è riunito in plenaria per informarlo degli ultimi sviluppi. È infatti necessario anche l'ok dell'Aula per avallare l'accordo sulla Brexit.

L'annuncio di un accordo fra Unione Europea e Gran Bretagna sui termini della Brexit è «positivo ma restano numerose difficoltà e il processo della Brexit continuerà ancora per diverso tempo», afferma l'agenzia di rating Moody's, sottolineando che l'annuncio dell'intesa è un «passo positivo, ma è ben lontano dal mettere fine al processo» della Brexit. «Gli sviluppi al Parlamento britannico saranno decisivi»: se non sosterrà l'accordo e «in assenza di ulteriori sviluppi, l'Ue e la Gran Bretagna si avvieranno verso una Brexit no deal per default»
Mercoledì 14 Novembre 2018, 20:29 - Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 10:11
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1 di 1 commenti presenti
2018-11-15 15:42:04
Laterne, Laterne, Sonne, Mond und Sterne (ritornello infantile). Non ci guadagna il Regno Unito, anche restando nell’Unione doganale, c’è l’Irlanda del nord: il confine, la pace leggera con i protestanti, gli Orangisti, il documento preparatorio è pubblico: con l’Unione doganale il paese non paga i dazi all’Ue ma solo fino a quando Belfast e Northern Ireland non saranno “normate” e poi l’Irlanda cattolica sarà la testa di ponte Ue per il Regno Unito dello scisma, riformato, e per sempre, chissà Gerry Adams cosa ne pensa. Già l’8.12.2017 May e Juncker trovarono un accordo prima della vittoria del no al referendum, ed era molto meglio: i 3 milioni di cittadini Ue in Regno Unito sarebbero stati pari come diritti ai britannici, con giurisdizione britannica per 8 anni tenuto conto tuttavia delle decisioni della Corte Ue di Lussemburgo; l’idea Cameron respinta al referendum del giugno 2016 faceva invece nascere un limite all’entrata di non britannici e per 4 anni i lavoratori non britannici avevano limitati diritti previdenziali (poche sterline da pagare per lo stato). Ora quanto costa al Regno Unito il pre-accordo attuale? Chi dice 45, chi 55 miliardi di euro, ma senza il no al referendum il paese poteva restare sine die fuori dall’euro, senza pagare nulla per salvare altri paesi Ue, rimanendo però nel mercato unico, potendo bloccare quasi tutto - come ha sempre fatto - quello che non gli aggrada; ora non voterà a maggio prossimo, i trust andranno nei paesi Ue, la piazza finanziaria della City, con quella Usa la maggiore al mondo sarà molto ridimensionata, e ci vorrà una legislazione ad hoc dato che il paese seguiva la legislazione Ue; un’altra opzione è la fine dell’Ue: Barnier ha vinto per ora, burocrati, non sanno nulla, non fanno niente, troppo pagati, ecc. pure, i cugini degli inglesi sono importanti oltre Atlantico, e perdono su tutta la linea: il mercato unico Ue è il più grande al mondo, per grano e carne è il primo produttore, l’euro come valuta di scambio spesso supera il dollaro, la Bei è piena di soldi, i rapporti con Cina, India, America latina, Asia, Russia (senza diktat Usa) sono o sarebbero ottimi, chi è il vaso di coccio?

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