Brasile, l'ex terrorista Cesare Battisti tenta di fuggire in Bolivia: arrestato

ARTICOLI CORRELATI
di Sara Menafra

0
  • 1811
Il presidente brasiliano Michel Temer aveva fatto sapere chiaramente, nelle scorse settimane, che il governo era ormai pronto per firmare l'estradizione nei confronti di Cesare Battisti. E lo scrittore ed ex terrorista, ha provato a darsi alla fuga: ieri è stato arrestato nella città di Corumbà, alla frontiera tra Brasile e Bolivia, mentre cercava di attraversare la frontiera.L'italiano sarebbe stato fermato dalla polizia stradale federale durante un controllo e ora è agli arresti per aver falsificato il passaporto, ma è innegabile che il clima nei suoi confronti sia molto cambiato, rispetto all'epoca del decreto di protezione internazionale firmato da Lula nel 2010 e dal suo arrivo in Brasile, nel 2004. Il presidente boliviano, Evo Morales è uno dei pochi che avrebbe ancora potuto garantire a Battisti il diniego alle richieste di estradizione firmate con insistenza dal ministro Andrea Orlando.
 
 

L'ipotesi che l'ex leader dei Proletari armati per il comunismo potesse essere arrestato era sembrata nuovamente concreta qualche giorno fa, quando il quotidiano O Globo aveva scritto che il governo italiano aveva inviato una nuova richiesta di estradizione. Il presidente che ha sostituito Dilma Rouseff dopo l'impeachement si era mostrato disponibile alle richieste formalizzate dall'Italia. Ieri anche il leader del Pd, Matteo Renzi, ha sostenuto la richiesta: «Adesso le autorità brasiliane lo restituiscano all'Italia, subito. Chiediamo giustizia».


LA POSIZIONE DEL GOVERNO
Il quotidiano brasiliano Globo, scriveva nell'edizione di ieri che nel governo di Michel Temer c'è un diffuso consenso alla richiesta italiana di riesaminare la concessione della cittadinanza e procedere all'estradizione dell'ex terrorista condannato all'ergastolo per quattro omicidi, due commessi materialmente e due in concorso, dalla giustizia italiana. La richiesta del governo italiano è già stata esaminata dal ministero della Giustizia brasiliano che ha dato parere favorevole all'estradizione e lo stesso ha fatto anche il ministero degli Esteri. Il ministro degli esteri brasiliano Aloysio Nunes Ferreira avrebbe detto al presidente Temer che restituire Battisti all'Italia «sarebbe un gesto auspicabile e diplomaticamente molto importante». Il presidente Temer può rivedere e annullare la decisione che prese Lula.

LA TRATTATIVA
Le nuove trattative tra il governo italiano e quello brasiliano iniziarono durante il governo Renzi e sono proseguite fino a oggi. Secondo il Globo però il via libera di Temer all'estradizione non è imminente anche se ormai la decisione è presa. Secondo il portavoce presidenziale una decisione su Battisti «Non è per ora all'ordine del giorno». Ma ormai tutto lo scenario che portò Lula a concedere la residenza brasiliana all'ex terrorista italiano è completamente cambiato ed è abbastanza difficile che una sua eventuale estradizione possa provocare proteste. Battisti potrebbe presentare ricorso presso il Tribunale supremo ma con poche speranze. L'ex terrorista oggi vive nella cittadina di Rio Preto, Stato di San Paolo, nel 2015 ha sposato una brasiliana.

LA STORIA
Battisti fuggì dall'Italia nel 1981, prima che la condanna all'ergastolo diventasse definitiva, e si rifugiò prima in Francia, poi in Messico fino al 1990 e poi di nuovo in Francia. Visse a Parigi fino al 2004 quando un tribunale francese accettò la richiesta di estradizione dell'Italia. Tre anni dopo, nel 2007, venne arrestato a Rio de Janeiro dall'Interpol. Un po' per la sua carriera di scrittore, un po' per il tempo passato dai fatti per i quali è stato condannato (sempre in contumacia), all'epoca della domanda di asilo, molti scrittori si mobilitarono in favore di Battisti. In Francia Fred Vargas, dopo l'arresto in Brasile intervenne in suo favore e pagò le spese del processo e coinvolse anche la sua amica Carla Bruni affinché suo marito, Nicolas Sarkozy, allora presidente francese, intervenisse presso Lula. Ma il vero protettore di Battisti all'epoca fu il ministro della Giustizia Tarso Genro che gli concesse subito l'asilo politico, poi revocato dal Tribunale Supremo e concesso per decreto da Lula quando, nell'ultimo giorno del mandato Lula firmò il no all'estradizione. Una decisione che ora Temer potrebbe revocare.
Mercoledì 4 Ottobre 2017, 20:03 - Ultimo aggiornamento: 05-10-2017 18:02
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP