Il fondatore di Grom: «Io come Italo, ma sono vivo grazie al perdono»

Guido Martinetti intervistato da Selvaggia Lucarelli
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Guido Martinetti ha 42 anni ed è un manager di successo, avendo fondato la catena di gelaterie Grom. Quasi cinque anni fa, però, ha vissuto l'evento più tragico della sua vita: un colpo di sonno, in seguito a qualche bicchiere di troppo, lo fece schiantare contro l'auto su cui viaggiavano un 65enne e sua moglie. L'anziano morì nell'incidente, la moglie ebbe 40 giorni di prognosi e Guido riportò traumi toracici, addominali e altre lesioni. La vicenda ricorda tragicamente quella di Vasto, ma Guido oggi può raccontarla, a differenza di Italo D'Elisa, perché sta facendo i conti con il senso di colpa ma è stato subito perdonato da M., la figlia dell'uomo.

La storia è raccontata da Selvaggia Lucarelli, autrice di un'intervista a Guido e alla donna che ha saputo perdonarlo, riportata anche da Dagospia. «Avevo sentito i miei quella sera, stavano partendo per tornare a casa da una vacanza. Alle 3 mio padre era già morto, mi chiamano dall'ospedale dicendomi che mamma e un ragazzo erano in prognosi riservata» - spiega M. - «All'inizio pensavo fosse stato mio padre a provocare l'incidente, mi sono sentita dalla parte della famiglia di chi ha fatto morire qualcuno e questo mi ha subito aiutata a capire che non esiste un solo tipo di dolore in queste vicende».

Dopo l'operazione, a Guido era stato detto di aver provocato la morte dell'uomo. Per questo chiese subito di poter parlare con i familiari dell'anziano: «Era un periodo difficile, lavoravo molto ed ero sotto stress. Mi dicevano di fermarmi, ma non potevo. Così arrivai a bere e provocare quell'incidente, possedendo l'arroganza più grande: quella di disporre della vita di una persona». Dopo che una parente dell'uomo aveva cercato di aggredire Guido, M. lo raggiunse subito in sala operatoria per incontrarlo: «Tra noi si è creato un rapporto speciale, non appena ci siamo visti negli occhi. Mio padre in qualche modo mi ha rassicurato che Guido mi avrebbe fatto del bene. Lui ha ammesso tutte le sue colpe ed è stato di una sincerità disarmante».



Guido spiega: «Sapevo solo che avrei fatto di tutto per rimediare al disastro che avevo provocato. Contattai quattro avvocati: tre di loro suggerivano escamotage come addossare parte della colpa alla vittima o puntare alla prescrizione, un altro mi consigliò il patteggiamento. Era la decisione più giusta e onesta, dissi anche all'assicurazione di non trattare e pagare la cifra richiesta dalla famiglia. Per il patteggiamento è stata decisiva una lettera scritta direttamente da M. che spiegava che i nostri rapporti erano ottimi».

La drammatica vicenda di Vasto ha fatto subito tornare in mente l'episodio che ha coinvolto Guido nell'agosto del 2012: «L'ho saputo proprio da M., io ho avuto la fortuna di essere perdonato e questo mi spinge a vivere, perché sono in debito con la vita. Devo restituire e trasformare in qualcosa di buono questa opportunità che ho avuto». La donna, invece, spiega come per ognuno la reazione sia diversa: «Io ho perdonato Guido, mia madre e mia zia no. Loro vivranno sempre nel rancore per un dolore così forte, io invece non me la sentivo di convivere con un sentimento così negativo». Ad ogni modo, Guido sa di essere stato fortunato: «Tra me e M. si è creato un legame atavico, quasi di sangue. I veri legami si creano in trincea, e nel dolore e nelle difficoltà io e M. siamo stati in trincea. Quello che manca forse è la cultura del perdono, nel senso che deve saper carpire la fragilità umana. M. per me è stata un esempio: non parlavo da tre anni con mio padre e grazie a lei ho saputo perdonarlo».
Giovedì 16 Febbraio 2017, 13:22 - Ultimo aggiornamento: 16-02-2017 16:38
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