Uruguay, catturato il boss della 'ndrangheta Rocco Morabito, in fuga da 25 anni

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È stato catturato in Uruguay il boss della 'ndrangheta Rocco Morabito, 51 anni, latitante da 25. Era inserito fra i cinque latitanti più pericolosi. Deve scontare una condanna a 30 anni per associazione per delinquere legata al narcotraffico.

Morabito, ricercato in vari paesi del sud America dove aveva interessi, è stato arrestato dalle autorità di polizia dell'Uruguay in un hotel di Punta del Este, località turistica a 140 km dalla capitale Montevideo, dopo mesi di intense attività di cooperazione internazionale ed intelligence. È stato accertato che Morabito aveva ottenuto documenti uruguaiani presentando documenti brasiliani con il nome di  Francisco Antonio Capeletto Souza, nato il 14 ottobre 1967 in Rio de Janeiro (Brasile).

Questi documenti sono stati diffusi dallo SCIP - Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dalla polizia brasiliana, e sono stati inseriti nella banca dati Interpol, generando un alert. Dall'emissione della «Red Notice» internazionale nel 1995 e dal conseguente mandato d'arresto originato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, il lavoro dello SCIP e è proseguito senza sosta, sino alla cattura di sabato scorso.

A coadiuvare sul posto le attività della polizia uruguagia è stato l'Esperto per la Sicurezza del Dipartimento della Pubblica Sicurezza di stanza a Buenos Aires, con competenza anche per l'Uruguay, avallando un primo riconoscimento del Morabito, attraverso l'interlocuzione diretta con la Sala Operativa Internazionale dello SCIP, e partecipando anche alla perquisizione della villa del latitante.

«Non ha opposto resistenza. In un primo momento ha negato di essere lui ma poi, messo alle strette, ha dichiarato lui stesso la propria identità». Così Emilio Russo, dirigente della seconda divisione Interpol dello Scip (Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia) del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, racconta all'AdnKronos la cattura in Uruguay del superlatitante: «L'arresto è stato convalidato dall'autorità giudiziaria e Morabito è attualmente detenuto in Uruguay. Il passo successivo dovrà essere quello dell'estradizione, su cui peraltro le autorità del Paese hanno già mostrato massima disponibilità». «Non aveva documenti falsi - spiega Russo - ma documenti originali con identità alterata, che evidentemente era riuscito a comperare in modo illecito. Proprio per il possesso di questi documenti, Morabito credeva di farla franca. Riteniamo che si muovesse in Sudamerica da diversi anni. Proprio il possesso di quei documenti, nell'ambito del Mercosur (Mercato comune dell'America meridionale, di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, ndr) gli ha permesso di poter risiedere in Uruguay». L'arresto è avvenuto in un hotel di Punta del Este: nella stessa località, spiega il dirigente dello Scip, è stata individuata l'abitazione del latitante, dove sono stati sequestrati diversi beni (tra cui carte di credito, assegni, denaro in contanti, 150 foto con il volto del detenuto, oltre a 13 telefonini, armi e a una Mercedes): «Si tratta di materiale utile al prosieguo delle indagini che saranno svolte dalle forze di Polizia uruguaiane - spiega Russo - ma proprio in ragione di quel che è stato trovato riteniamo che Morabito svolgesse ancora un ruolo di rilievo nell'organizzazione criminale, che non fosse un ex 'ndranghetista, ma un soggetto attivo».

Morabito è accusato di aver fatto parte tra il 1988 e il 1994 di un gruppo che organizzava il trasporto della droga dal Sudamerica in Italia e la distribuzione a Milano. Era destinatario dal 1995 di una «Red Notice» internazionale, «in cui sono specificati i motivi per cui era ricercato e l'informazione di dettaglio per l'identificazione del soggetto», come spiega Russo, che aggiunge: «I nostri esperti sensibilizzano gli uffici all'estero della Polizia nelle aree in cui riteniamo che si possano trovare i ricercati. In questo caso l'operazione si è svolta egregiamente con l'azione della polizia uruguaiana, a cui abbiamo inoltrato tutte le informazioni utili al rintraccio». In particolare, i documenti brasiliani alterati sono stati inseriti nella banca dati Interpol, poi, nell'immediatezza dell'arresto sabato scorso, «sul posto si è recato il nostro ufficiale di collegamento si stanza a Buenos Aires, che fa parte della rete degli esperti della Sicurezza dello Scip. L'ufficiale ha svolto attività di osservazione e assistenza tecnica, poiché all'estero non abbiamo competenze di Polizia giudiziaria, partecipando anche alle perquisizioni dell'abitazione e all'identificazione di Morabito. Fondamentale per il successo dell'operazione è stata la tempestività dello scambio informativo». 



 
Lunedì 4 Settembre 2017, 01:54 - Ultimo aggiornamento: 05-09-2017 08:28
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1 di 1 commenti presenti
2017-09-04 15:42:50
adesso lo daremo anche vitto e alloggio a sto criminale.

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