Uccise la moglie, esce dal carcere dopo 8 anni e fa stalking a una ventenne: «Ti mangerò il cuore»

Uccise la moglie, esce dal carcere dopo 8 anni e fa stalking a una ventenne:
Sedici anni fa uccise la moglie 19enne che voleva lasciarlo, ora perseguitava una 20enne, che lo considerava solo un amico e non voleva saperne delle sue avance. È finito di nuovo in carcere, stavolta per stalking aggravato e continuato, Jurgen Mazzoni, 42 anni, di Senigallia (Ancona), arrestato ieri da alcune poliziotte della Squadra Mobile di Ancona e della Sezione violenze di genere e crimini d'odio dello Sco di Roma. Un'indagine complessa ha permesso di ricostruire oltre un anno di molestie e minacce ai danni della ragazza presa di mira e dei familiari di lei: dalla foratura delle gomme di un Ducato all'incendio di un'auto, dalle minacce inviate via sms da cabine telefoniche e da un profilo falso su Facebook fino a numerose lettere minatorie e a 4 bossoli fatti trovare in una busta, come avvertimento. 



Mazzoni non accettava che la giovane frequentasse dei coetanei e la tormentava per costringerla a interrompere ogni relazione amichevole. Per gli auguri di compleanno le aveva inviato l'ennesima lettera minatoria, intercettata dai poliziotti. «Sei stata cattiva con me, ti ucciderò. Ti mangerò il cuore»: frasi emblematiche, ha osservato il vice questore aggiunto Francesca Romana Capaldo, dirigente della Sezione violenza di genere e crimini d'odio dello Sco, della volontà di 'annientarè la giovane.

Il 13 agosto scorso Mazzoni, che fino al 2010 ha scontato otto anni in carcere dopo la condanna a 14 anni di reclusione per l'omicidio e l'occultamento del cadavere della moglie, era finito ai domiciliari; una misura tramutata poi in divieto di avvicinamento alla 20enne. Ma nonostante questi provvedimenti, ha spiegato il dirigente della Mobile di Ancona Carlo Pinto, lo stalker aveva intensificato il suo pressing. Tanto da indurre gli agenti a intervenire subito.

In casa e in appartamenti a lui riconducibili sono stati trovati 19 coltelli (scimitarre, machete, lame d'assalto), due fucili di precisione ad aria compressa e anche un grosso cappio. Ma anche sassi con scritte date e ricordi 'poeticì: segno di un profilo psicologico complicato e di una personalità non lineare. «Cos'è tutta questa polizia? Sono un bravo ragazzo» ha detto Mazzoni agli agenti che lo aspettavano sotto casa, per poi mostrare loro le foto dell'ex moglie.

Per notificargli la misura di custodia in carcere, firmata dal Gip Antonella Marrone su richiesta del pm Ruggiero Dicuonzo, i poliziotti hanno atteso che tornasse da un motoraduno in Germania. Un deja-vu che riporta indietro di 16 anni. Dopo aver strangolato la moglie, Maria Federica Gambardella, con un filo elettrico e aver abbandonato il cadavere nella vasca da bagno, Mazzoni andò a bere con gli amici prima di gettare il corpo in una cava per poi fingere di collaborare alle ricerche. Stavolta per fortuna il finale della storia è diverso. E la ragazza ha ringraziato di persona in particolare le donne della Mobile e dello Sco, per aver liberato lei e la sua famiglia da un incubo. 
Lunedì 13 Novembre 2017, 16:14 - Ultimo aggiornamento: 13-11-2017 18:45
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