Strage di Berlino, quell'arsenale di armi clandestine chiamato Balcani: Anis Amri e i misteri della sua calibro 22

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di Federica Macagnone

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Mille e cinquecento euro in tasca. Il biglietto per Milano e la sosta a Torino. Un telefonino e una scheda telefonica mai utilizzata. Tre paia di pantaloni infilati uno sopra l'altro. Il video prontamente diffuso dall'Isis dopo l'uccisione a Sesto San Giovanni. Sono innumerevoli i quesiti ancora aperti sulle ultime 48 ore di Anis Amri, il 24enne tunisino artefice della strage al mercatino di Natale di Berlino e sui quali si stanno confrontando, nella Questura di Milano, gli investigatori della Digos e quelli tedeschi che si occupano del caso. Uno degli interrogativi principali riguarda la piccola Beretta calibro 22, l'arma che Amri ha utilizzato per sparare al poliziotto italiano e, probabilmente, usata anche per uccidere Lukasz Urban, l'autista polacco del Tir che ha ucciso 12 persone.

Le analisi. La pistola è attualmente sotto esame da parte dell'Antiterrorismo della Digos di Milano: ora si tenterà di ricostruire la sua storia attraverso la matricola (se non è stata abrasa), se era stata già utilizzata, se era stata rubata. Gli investigatori hanno detto che ci vorranno due o tre giorni per le analisi della Scientifica che permetteranno di sciogliere ogni dubbio. Fino ad allora ogni domanda rimane aperta, soprattutto come Amri sia riuscito a entrare in possesso di una pistola visto che era nel mirino dell'intelligence tedesca. Le agenzie di sicurezza del Paese, infatti, avevano iniziato a monitorare il giovane a marzo, sospettando che stesse tentando dei furti per raccogliere denaro da usare per l'acquisto di armi automatiche da utilizzare per un attacco.

La provenienza. Altro quesito. Da dove arriva l'arma? «Si tratta di un'Erma EP 552 cal. 22 Long Rifle - spiega Massimiliano Burri, perito balistico ed esperto di armi - È una pistola di fabbricazione tedesca-occidentale di fine anni '70. Fa parte della cosiddetta fascia economica relativa al mercato delle armi. È impiegata generalmente per il tiro a segno nei poligoni, anche se in questa conformazione, ovvero impiegata in un'arma di piccole dimensioni, può diventare micidiale vista la facilità d'uso: rinculo inesistente ed estrema occultabilità. Queste sono armi ormai da collezione o che solitamente vengono ereditate. In questo caso la pistola in possesso di Anis Amri è stata sicuramente reperita sul mercato clandestino. Molto probabilmente rubata. Le leggi sul possesso delle armi in Germania, come in Italia, sono molto rigide. Quasi sicuramente la piccola pistola è il provento di un furto in abitazione o proviene da un mercato clandestino straniero».

Un mercato nero che affonda le sue radici nei Balcani dove una pistola come quella utilizzata dal terrorista è reperibile alla modica cifra di 150 euro. Secondo gli esperti dello Small Arms Survey, con sede in Svizzera, ci sono tra i 3 e i 6 milioni di armi abbandonate nell'area in seguito alle guerre jugoslave degli anni '90. Fino a 1,5 milioni di queste sarebbero ancora in Serbia. In questi Paesi una pistola semplice è acquistabile a non più di 150 euro, mentre armi come un AK-47 avrà un costo di soli 700 euro. Nel 2015 un trafficante balcano noto come “The German” ha raccontato di come molte armi finiscano direttamente nelle mani dei terroristi: «Ci sono tanti angoli e fessure nascoste in una macchina o in un camion dove si può nascondere una pistola smontata, tra questi il serbatoio del carburante. Le armi silenziate costano di più, così come i mitra che sono più facili da nascondere. Le pistole vengono vendute a buon mercato al prezzo di circa 150 euro».
Ivan Zverzhanovski, che gestisce un progetto delle Nazioni Unite a Belgrado per ridurre i crimini attuati attraverso l'uso di armi, ha detto: «Non sono necessarie centinaia di armi per creare il caos, ne bastano poche per una strage. Il mercato delle armi opera su un sistema di domanda e offerta molto basilare: dal 2011 vi è sicuramente stato un aumento significativo di armi illegali che viaggiano da est direttamente verso il cuore dell'Europa».

Il mistero. Uno scenario che mette ancora più in rilievo l'importanza della calibro 22 del killer e che apre un altro quesito. Se Amri stava raggiungendo una cellula di jihadisti in Italia (potenzialmente con un arsenale a disposizione) non si spiega perché non si sia liberato dell'arma dopo l'attentato di Berlino. È questo uno dei punti sui quali gli investigatori dovranno far luce: se le congetture verranno confermate l'uomo potrebbe essere uno dei lupi solitari che ha deciso di rispondere alla chiamata alla armi degli uomini dell'Isis. 
Sabato 24 Dicembre 2016, 18:12 - Ultimo aggiornamento: 25 Dicembre, 13:09
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