Sicurezza, i sindaci «Noi, mai sceriffi»
Ma il decreto divide

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di Giovanna Di Giorgio

Salerno. Che li si guardi come «il terminale più esposto della Repubblica» o come «la parte più sfigata della casta», il fatto certo è che i sindaci d'Italia non ci stanno a essere chiamati «sceriffi». E la due giorni dell'ottava assemblea nazionale Anci giovani, a Salerno, è il posto giusto per gli amministratori locali per interrogarsi sul tema. Già, perché a due giorni dall'approvazione alla Camera, il decreto che il ministero dell'Interno ha scritto proprio con l'Anci è l'argomento che attira su di sé gran parte dell'attenzione. Richiamando i commenti anche di chi nella città campana non c'era. Su certi temi, ribadiscono le fasce tricolore, «i cittadini sono pronti a venirci a chiamare anche sotto casa».

Eppure, il termine sceriffo pare non piaccia proprio. «La polemica sui cosiddetti sindaci sceriffi e sui poteri previsti dal decreto sicurezza è strumentale e infondata: ritorna ogni volta che si tentano soluzioni concrete per salvaguardare la sicurezza delle città, delle comunità, delle persone». È perentorio Enzo Bianco, sindaco di Catania e presidente del Consiglio nazionale dell'Anci. Che spiega: «Prima da presidente dell'Anci, poi da ministro dell'Interno, ho reclamato poteri che, senza alcuna pretesa di supplenza verso le forze dell'ordine e lo Stato, ai quali il compito spetta in prima battuta, consentissero ai sindaci di intervenire con efficacia sulle situazioni di illegalità diffusa, aggressiva e reiterata. Oggi continua - di nuovo da sindaco di Catania, assieme al presidente Anci Decaro e ai colleghi primi cittadini, ho chiesto che quei poteri entrassero in un provvedimento di legge organico».

E, tuttavia, quanto fatto non basta: «Penso che si possa fare di più. Un sentimento sottolinea il presidente del Cn Anci che accomuna i sindaci e le amministrazioni di ogni colore politico». Il punto su cui Bianco insiste riguarda gli effetti concreti del decreto: «Non ci sarà alcuna caccia all'uomo, tantomeno verso poveri e disagiati. Al contrario, quei poteri e quei provvedimenti serviranno a tutelare soprattutto le fasce più deboli della popolazione, quelle che non hanno strumenti e forza per difendersi da illegalità aggressiva e reiterata. Chi deturpa gravemente un monumento, chi minaccia ed estorce un pagamento per un parcheggio abusivo non è un disagiato rimarca - ma un delinquente». Il rifiuto dell'epiteto sceriffo arriva anche dal sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, vicepresidente dell'Anci e delegato proprio a sicurezza e legalità: «I sindaci hanno sempre rivendicato un ruolo nel comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, ma ho l'impressione che ci stanno affidando responsabilità senza darci il potere».

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Domenica 19 Marzo 2017, 09:31 - Ultimo aggiornamento: 19-03-2017 20:34
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