Ritrovata vicino Fiume fossa comune di italiani uccisi dai partigiani di Tito

di Maurizio Bait

TRIESTE - Una protesi con due denti d'oro. Ma anche un bocchino, un gemello da polso, due pettini e un paio di orologi accanto a poche ossa. Ecco cosa resta di almeno sette se non nove italiani trucidati e poi gettati nella foiba di Castua, a 12 chilometri da Fiume, dai partigiani comunisti jugoslavi. Avvenne a guerra finita, il 4 maggio 1945. Le ossa appartengono fra gli altri con ragionevole certezza, in base a documenti e testimonianze, a Riccardo Gigante, già sindaco e poi podestà di Fiume, ex senatore del Regno d'Italia e da ultimo attivista della Repubblica sociale dopo l'8 settembre 43. Altre vittime pressocché accertate sono il giornalista Nicola Marzucco e due sottufficiali: il maresciallo della Guardia di finanza Vito Butti e il vicebrigadiere dei Carabinieri Alberto Diana. Erano tutti spariti da Fiume in quei giorni terribili. Poi cadde uno spesso velo d'oblìo politico dovuto all'evoluzione storica, alla Guerra fredda e alla necessità di buoni rapporti con la non allineata Jugoslavia, che già nel 1948 aveva rotto con il Cominform di Stalin.
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Domenica 22 Luglio 2018, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 22-07-2018 17:57
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