Michele, disoccupato, si suicida e scrive: «Ho resistito finché ho potuto»

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UDINE- Una lettera-denuncia molto forte, durissima, che scuote le coscienze. Scritta per accompagnare il gesto più doloroso. Michele, giovane disoccupato, si è tolto la vita, ma ha scelto di non farlo in silenzio e ha affidato la sua denuncia a un lungo scritto nel quale spiega il suo gesto: il lavoro che non c'è, l'incubo quotidiano di non avere prospettive e punti di riferimento.

«Ho resistito finchè ho potuto», con queste parole Michele ha chiuso il suo straziante manifesto di denuncia nei confronti della società. Si è tolto la vita perchè non vedeva una via di uscita alla sua situazione di precarietà occupazionale ed economica: «un incubo di problemi, privo di identità, privo di garanzie, privo di punti di riferimento, e privo ormai anche di prospettive» facendo sarcasticamente i «complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi str...».


Un gesto che ha provocato uno squarcio nel silenzio. Tra i primi a intervenire proprio il ministro Giuliano Poletti che nel corso di una trasmissione televisiva ha sottolineato come: «Quando accadono situazioni di questo genere nel mondo creano un enorme sofferenza. Tutti noi dobbiamo sforzarci affinché scelte di questo genere non vengano mai più prese da nessuno e perché chi si trova in situazioni come quella di Michele abbia sempre qualcuno vicino che lo possa aiutare». «E' un manifesto della sfiducia di tanti giovani italiani nei confronti delle istituzioni e di tutta la classe dirigente del nostro paese. È un atto di accusa durissimo che oltre a farci riflettere sul dramma di questo giovane deve spronarci ad assumere il tema del lavoro dei giovani come la vera emergenza nazionale. È una sconfitta per tutti», scrive sulla pagina Facebook della Cisl il segretario generale Annamaria Furlan.
 «La lettera che ha lasciato - ha affermato Susanna Camusso, segretaria Cgil -  dà un quadro devastante del rapporto che c'è fra i giovani e le loro prospettive, al netto delle singole individualità, e propone una responsabilità collettiva. Come ti puoi immaginare un Paese, se pensi che quel Paese possa non avere una prospettiva per i giovani? In realtà è molto più dura la lettura di una lettera così, rispetto a quello che magari possono rappresentare dei numeri». 
 
Mercoledì 8 Febbraio 2017, 15:46 - Ultimo aggiornamento: 09-02-2017 09:03
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