Addio a Michele Gesualdi, simbolo della battaglia per la legge sul biotestamento

Se ne è andato questo pomeriggio Michele Gesualdi, il 'ragazzo di Barbianà tra gli allievi preferiti e assistente di don Lorenzo Milani, anche presidente della Fondazione intitolata al priore. Da tre anni era malato di Sla: uomo di fede, l'ultima battaglia che ha condotto è stata per l'approvazione della legge sul testamento biologico. La scorsa primavera Gesualdi, 74 anni, che in passato aveva guidato la Cisl di Firenze lasciando poi il sindacato nel 1995 per diventare presidente della Provincia di Firenze con il Partito popolare, aveva scritto una lettera, resa nota in novembre, ai presidenti di Camera e Senato e ai capigruppo. Raccontava la sua malattia e chiedeva un'accelerazione nell'iter della legge sul biotestamento, approvata poi a dicembre.

Quel suo messaggio era stato rilanciato da un comitato spontaneo e trasversale sorto a Firenze in suo sostegno: 108.000 le adesioni, da politici a scrittori e figure della società civile. «Sono a pregarvi di calarvi in simili drammi e contribuire ad alleviarli con l'accelerazione della legge sul testamento biologico - scriveva Gesualdi -. Non si tratta di favorire l'eutanasia, ma solo di lasciare libero, l'interessato, lucido cosciente e consapevole, di essere giunto alla tappa finale, di scegliere di non essere inutilmente torturato e di levare dall'angoscia i suoi familiari, che non desiderano sia tradita la volontà del loro caro». «Michele Gesualdi con affetto e commozione. Ricordo l'esuberanza e la sua passione. Sono vicino alla sua famiglia», le parole di Matteo Renzi, che tra l'altro nel 2004 gli succedette alla guida della Provincia di Firenze.

«Siamo grati a Michele Gesualdi per il servizio che ha reso alla collettività fino agli ultimi giorni della sua vita. L'appello che aveva rivolto al Parlamento perché finalmente legiferasse sul testamento biologico ha concorso non poco al varo di una norma di civiltà che il Paese attendeva da tempo», ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini. «Era uno dei ragazzi di Don Milani. Come ultimo gesto ha lasciato al Paese un grande contributo di civiltà sul fine vita con la sua testimonianza personale» il ricordo del sindaco Dario Nardella.
Giovedì 18 Gennaio 2018, 19:35 - Ultimo aggiornamento: 19-01-2018 17:16
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